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11 ottobre: pronti, partenza, via!

Di Redazione, lunedì 13 ottobre 2008  

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Anche se i salotti buoni della stampa e della televisione hanno voluto ignorarci a tutti i costi, ieri il popolo della sinistra ha fatto una bella sorpresa al mondo politico italiano. Finalmente ha battuto un colpo. La manifestazione della sinistra raccoglie il testimone lanciato dai lavoratori, in piazza lo scorso 27 settembre, e dagli studenti che, venerdì, in 300.000, hanno invaso molte città italiane e lo proietta verso un autunno caldo, caldissimo, che inizierà di fatto il 30 ottobre con lo sciopero generale della scuola.
Il lungo serpentone rosso è il frutto di quanto abbia pesato la consapevolezza di non avere più una sinistra vera in Parlamento ed un’opposizione  seria e forte, che in Italia c’è, a dispetto di quanto finora ha dimostrato il Pd nelle sedi istituzionali. E’ l’Opposizione di tante donne e tanti uomini della sinistra che vogliono proporre un’idea alternativa di Italia. È l’opposizione di Pina, maestra cagliaritana, infuriata non solo contro i tagli previsti della riforma Gelmini, ma ancor di più contro il concetto – quello sì, veramente di destra - che per risanare le casse dello Stato risparmia sul futuro delle nuove generazioni. Pina, il viso sereno e sorridente di chi lavora tutti i giorni con i bambini, è arrabbiata contro la volontà di imporre un modello educativo semplicistico che degrada la pedagogia a roba di grembiulini e sei in condotta. Un modello nocivo per la formazione dei piccoli studenti, che complica la vita di  insegnanti e genitori.  “In un mondo in cui la vita dei bambini è una continua competizione e gli obiettivi che la società impone  loro sono sempre più elevati e più difficili, come possiamo pensare che il ritorno all’insegnante unico sia una proposta accettabile e moderna?”, sbotta Pina.
E’ l’opposizione di Ivo Maggi, dal 1946 in Cgil, “quando ancora era unitaria”. 80 anni, un basco blu, la spilletta dello Spi Cgil e il vestito buono delle grandi occasioni. Un passato nell’azienda della metallurgia del rame di Livorno, la “Laminosa”, prima di iniziare il suo percorso nel sindacato, Ivo ha il piglio ironicamente burbero dei suoi conterranei e un accento gradevolmente toscano che, nonostante i tanti anni a Roma, lascia molte tracce nelle sue parole. “Sono in piazza perché dopo anni di battaglie, oggi chiedono ai lavoratori di ritornare schiavi. Sono in piazza perché la tv ci dice che ogni giorno muoiono tre lavoratori, ma nessuno fa niente per fermare questo massacro. Sono in piazza per i miei nipotini, perché quando sento parlare di grembiulini e sei in condotta ho un dejavu. A quando il sabato fascista e i giovani balilla? Io queste cose le ho vissute e non sto tanto tranquillo”.
Due voci, due aspetti di questa protesta che però non riescono a comprenderla, anzi sono il punto di partenza su cui riflettere. Tante le anime, e altrettante le istanze, che sono scese in piazza per dire no a questo governo. Per dire che il futuro dei bambini non è negoziabile; che la sicurezza degli operai è irrinunciabile; che l’integrazione tra esseri umani è un fattore di crescita, non solo e non tanto quella economica, ma quella culturale e sociale; che il diritto alla casa è fondamentale; che l’orizzonte delle nostre famiglie possa proiettarsi oltre, molto oltre, la fine del mese; e che la parola futuro torni a riacquistare quel senso di prospettiva, di stimolo, di progetto, di conquista come dovrebbe accadere in una società giusta. 
Ieri la sinistra c’era. Lo hanno dimostrato le migliaia di persone che hanno sfilato e che hanno riempito fino all’inverosimile, inaspettatamente per alcuni, Piazza della Bocca della Verità a Roma, che si è rivelata incapace di contenerci.
E lasciamo ad altre istituzioni (questura) e ad altri mezzi di informazione il solito, avvilente teatrino della guerra delle cifre.  Perché ieri, se pure fossimo stati solo in due -come a molti piacerebbe pensare e scrivere- la portata delle nostre idee e delle nostre passioni avrebbe comunque riempito quella piazza.

da www.sinistra-democratica.it 


Ultima modifica : lunedì 13 ottobre 2008

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Ultime notizie
 
Qualche domanda ad "A Sinistra"

Di Redazione, venerdì 10 ottobre 2008  

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Nel loro percorso i compagni che hanno lasciato Sd per approdare, dopo alcuni passaggi, nell'assetto attuale di "anima di sinistra" del Pd che ha perduto la bussola, che cosa hanno ottenuto? Non si sono accorti che il Partito Democratico ha un Dna immodificabile e impenetrabile dal'interno?

(n.b.: "A Sinistra" è il nome che identifica al momento una componente del PD)

di Alessandro Cerminara

Cari componenti di "A Sinistra", perdonatemi, anche per l'irriverenza che forse mostro, ma avrei qualche domanda da farvi.

E' un anno e mezzo, ormai, che promettete di spostare il PD a Sinistra. Avete cambiato più volte nome ("Di Sinistra", "Democratici, Laici e Socialisti", "Sinistra per Veltroni", "Una Sinistra per il Paese", "A Sinistra"...il prossimo qual è?), ed avete anche convinto un po' di gente, se è vero com'è vero che alle Primarie del PD, quando eravate ancora in pochi, avete portato qualche centinaio di migliaio di persone a votare la vostra lista. Gente tolta alla Sinistra, quella autonoma che non si riduce ad una corrente di minoranza di un Partito "riformista ma non di Sinistra" (Veltroni dixit)...

Beh, la prima domanda è: ci spiegate bene come pensate di farlo, e cosa, pur avendo un bel po' di gente dalla vostra (e da quando, con la scissione di "Una Sinistra per il Paese" da SD, vi siete allargati, avete anche un po' di "adesioni pesanti"), avete ottenuto?


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Dibattiti
 
Pietro Calamandrei in difesa della scuola pubblica (1950!!!)

Di Redazione, giovedì 09 ottobre 2008  

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Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III Congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale (Adsn), a Roma l’11 febbraio 1950.

Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasfornare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori, si dice, di quelle di stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere.
Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi, ve l’ho già detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.
(Pubblicato sulla rivista “Scuola democratica”, 20 marzo 1950)


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Dibattiti
 
Appello per Eluana Englaro

Di mario, giovedì 09 ottobre 2008  

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Sul caso di Eluana Englaro, la ragazza in coma sulla quale si sta giocando una estenuante e triste partita nei tribunali, si è gia' detto parecchio, quindi mi sembra superfluo ripetere cose conosciute. Vorrei portarvi però a conoscenza questo appello di cattolici (tra i firmatari troviamo anche il nostro Don Gallo) che chiedono di lasciar finalmente riposare in pace questa ragazza "da sedici anni crocifissa in un letto".

Lasciando a ciascuno di voi il giudizio, vi chiedo semplicemente di leggere l'appello. Il testo con il form per le sottoscrizioni lo trovate qui: http://appelli.arcoiris.tv/Eluana_Englaro/

 

Documento di cattolici sul caso Englaro

Pensando ad Eluana Englaro i nostri primi sentimenti sono di affettuosa amicizia e di solidarietà nei confronti della sua mamma e del suo papà. Esaminando invece la situazione che si è determinata e scrivendo dall'interno della nostra Chiesa cattolica, non possiamo che esprimere il nostro sconcerto e la nostra amarezza per quanto riguarda la posizione dei vertici ecclesiastici che contribuisce a suscitare un grande e inopportuno clamore mediatico intorno ad una persona crocifissa su un letto da sedici anni.

Ci sembra che la pietà sia dimenticata e che non ci sia serenità nell'esaminare la situazione di fatto, avendo come riferimento le parole di speranza del Vangelo. Dio è il signore della vita e della morte e ad ogni essere umano tocca affrontare la conclusione dell'esperienza terrena, che è solo una fase della vita, accompagnato da chi lo circonda con dolcezza e rispetto, verso il futuro di felicità che ci prefigura la nostra fede. Ci sembra invece che ci si accanisca nei confronti di Eluana e che non si rispettino le sue precedenti accertate dichiarazioni di volontà prima dell'incidente, secondo la testimonianza dei genitori e di altri, e che non si prenda atto della sua attuale perdita definitiva della coscienza.


Ci sembra che, in questa vicenda, si manifesti una concezione meccanicistica e materialista della vita che è ben diversa da quella fondata sui sentimenti e sui valori spirituali vissuti coscientemente che caratterizza la visione cristiana della persona umana. Non ci può essere contrapposizione tra "principi" e "fatto" : il principio astratto della vita e il fatto di una "vita non vita". Anche la scolastica insegna che "contra factum non valet argumentum" che si potrebbe tradurre con : "i fatti sono incontrovertibili". 


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Dibattiti
 
Blogger al lavoro, la sinistra in progress

Di Redazione, giovedì 09 ottobre 2008  

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 Marco Fiorletta da l'Unità online

Dov’è la sinistra? Sicuramente è in Rete. È nella miriade di blog che cercano di rimettere insieme i suoi cocci. È in tutte quelle pagine web dove si prova a «rialzare la testa», a «resistere». A Berlusconi e al berlusconismo, alla Lega, al razzismo, ai rigurgiti fascisti.

Proviamo a guardare alla sinistra in Rete a partire da Il Russo e dalla sua blogroll, la lista dei suoi blog preferiti. Scrive dal Monferrato, precario, aggiorna il suo blog con notizie politiche e di cronaca sociale che spesso non trovano spazio sui giornali nazionali. Difende le categorie deboli e ha un occhio attento e ironico sulla realtà locale. Molti blog sono nati all’inizio del 2008, poco prima delle elezioni. Molti, subito dopo. E ora si infiammano nei dibattiti su quale sia il percorso migliore per costruire un partito il più unitario possibile, si discute se il Pd deve essere il principale interlocutore o meno, se si può e si deve considerare attendibile la posizione di Di Pietro. Fiordaliso, precaria e militante di Rifondazione, corrente vendoliana, negli ultimi giorni ha sbottato: «È ora di manifestare!». E prosegue: «Basta!!!!!!!!!! Ma che vita è questa?! Che mondo è questo?! Forse è il caso di uscire da questo torpore e di fare qualcosa. Quello che vedo intorno a me mi impedisce di restarmene tranquilla».

Ci si spacca la testa a ragionare sulle cause della sconfitta e sui possibili rimedi. Loris, ad esempio, forse anche per l’età, riflette e lavora per la riunificazione della sinistra. Nel suo ultimo post Troppo e tutto assieme, è preoccupato e denuncia «il tentativo di esautoramento in atto anche nei confronti del Parlamento, in quanto l’insofferenza verso qualsiasi forma di opposizione, per quanto di minoranza, porta il presidente del Consiglio a dichiarare che la legiferazione preferenziale sarà per decreto». Schiavi o liberi, è della provincia di Mantova, e affronta tutti i temi con una scrittura che rasenta il poetico. Ma non solo. Nel commentare le parole del Papa sulla crisi economica dice, dopo aver esposto la sua idea sulla fede, che «per questo più che costruire sulla parola di Dio, credo sia maggiormente utile continuare informando a creare consapevolezza». Infine, 360 gradi, che scrive poco, ma va nel profondo.

In Rete, insomma, c’è un po’ di tutto: si va da veri e propri diari giornalieri in cui il blogger racconta la vita quotidiana e le sue idee politiche, a partire dagli spunti che gli vengono quando fa la spesa o quando deve gestire la famiglia e i bambini. Ci sono poi blogger più attenti al mondo del lavoro, soprattutto, come è ovvio, quello precario. Infine, ci sono quelli come Vittorio Arrigoni. In questi ultimi giorni sta scrivendo un diario della sua esperienza in Palestina, dove lavora, con altri volontari provenienti da diverse nazioni, a stretto contatto con i pescatori palestinesi in un’azione con l’associazione “Free Gaza Movement”. Arrigoni è tra l’altro rimasto ferito in un attacco di una motovedetta israeliana al peschereccio palestinese su cui stava lavorando. Sul blog, scrivono e commentano anche i suoi genitori.

Diverse forme di blog, ma anche diverse provenienze: c’è la casalinga, l’ingegnere, c’è il commerciante, il ricercatore universitario, c’è l’appassionata di cucina che non disdegna l’impegno e la scrittura, c’è il pensionato che sforna ricordi e consigli. Da non trascurare i giovanissimi come Ettore Gallo o l’impiegato. Il primo è tenuto da un quattordicenne lucano, diffonde e commenta anche molti articoli del nostro giornale. Il secondo è di una ragazza sedicenne di Venezia, che nell’ultimo post commenta il risultato del referendum sul Dal Molin. Infine, ci sono i blog a più voci, proprio come quelle della sinistra. Che ora dice «Solleviamoci».


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Ultime notizie
 
Manifestazione precari (e non solo!) università/enti di ricerca

Di galeazzo, mercoledì 08 ottobre 2008  

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Questa mattina, dopo giorni di assemblee, volantinaggi e presidi da parte del sindacato, più di mille lavoratori, precari e indeterminati, dell'università e degli enti di ricerca si sono trovati nell'atrio dell'Ateneo e hanno dato vita ad un bello e colorato corteo. Massiccia la partecipazione dei precari dell'università (ca. 500 a rischio licenziamento a fine anno) e della ricerca, ma anche quella dei lavoratori cd. "strutturati" che, oltre alla ovvia solidarietà con i precari, hanno manifestato contro le politiche e i tagli del governo ad università e enti di ricerca. Numerosi anche i docenti presenti (provenienti un po' da tutte le facoltà), tra cui i presidi di Giurisprudenza, Lettere e Lingue. Unica nota stonata la scarsissima partecipazione degli studenti che, oltre ad essere direttamente interessati al problema del precariato, dovrebbero essere sensibili al fatto che con l'espulsione dei precari i servizi loro destinati (biblioteche, erasmus, manegment didattico, ecc.) verranno drasticamente ridotti (abbiamo però avuto notizia di un'assemblea studentesca convocata per oggi pomeriggio... speriamo si sveglino anche loro). Una delegazione di CGIL, CISL e UIL di categoria, assieme ad una delegazione di precari, è stata ricevuta dal vicario del prefetto che ha dato garanzie di interessamento rispetto alle problematiche che gli sono statae esposte.
Riporto di seguito il comunicato di CGIL, CISL e UIL sulla manifestazione:
"E’ appena terminata la grande manifestazione che ha visto sfilare per le strade del centro cittadino più di mille lavoratori dell’Università e degli Enti Pubblici di Ricerca genovesi.
Lavoratori con ogni tipologia di contratto: tutti insieme a dire NO alle politiche sbagliate di questo Governo.
Un ringraziamento va a tutti; a tutti quelli che eravamo in piazza per non vedere calpestati dei diritti ma principalmente perché siamo consapevoli del ruolo che svolgiamo nei confronti della cittadinanza e del Paese.
Abbiamo incontrato il Vicario del Prefetto e gli abbiamo esposto le nostre preoccupazioni di fronte a questo attacco senza precedenti.
A nome del Prefetto, assente per impegni istituzionali non delegabili ma già a conoscenza delle problematiche, il Vicario ha colto le nostre istanze dando disponibilità, da parte del Prefetto, di rendersi garante delle nostre rivendicazioni e trasmettendole al Governo.
La mobilitazione non termina oggi: teniamoci pronti per i prossimi giorni.
Le segreterie FLC CGIL, CISL-Universita', CISL-FIR, UIL-PA UR AFAM di Genova"

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News Locali
 
Combattere il fascismo ovunque, anche nella rete

Di Redazione, mercoledì 08 ottobre 2008  

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Il giorno dopo è uno scambio continuo di complimenti e ringraziamenti. Il piccolo gruppo di neo fascisti che parlando di Carlo Giuliani gioivano perché è “uno di meno”, che volevano “bruciare le donne rom così almeno non si riproducono” non c’è più.

È stato sconfitto dalla grande partecipazione popolare, più di 600 persone, che lo hanno segnalato e fatto chiudere. Il fatto non è avvenuto nella periferia di una grande città, ma tutto su internet. Luogo? Face book, una delle più grandi community web, una bacheca online dove uno mette la “faccia”, nome, cognome, indirizzo e il “libro”, commenti, appuntamenti, foto, idee e pensieri. Ognuno con i suoi amici e gruppi di amici, come quello che ieri è stato chiuso dagli amministratori di facebook.

Chiunque può fondare un gruppo, da “quelli che amano la nutella” fino a “quelli che anche oggi grazie a facebook non hanno combinato un cazzo”. Tutti ben accetti purchè non siano violenti e non incitino all’odio contro persone o gruppi. A garanzia del rispetto di questa norma un piccolo “tastino” in fondo alla pagina del gruppo: “segnala”. Cliccandoci sopra si invia una segnalazione ai gestori della community che, dopo aver esaminato il gruppo, possono decidere di chiuderlo ed espellere coloro che ne fanno parte da facebook.

Così è avvenuto per il gruppo in questione che da ieri non esiste più. Tutto bene quel che finisce bene? Si e no. Pagina dopo pagina si scopre un “lato oscuro” di facebook, dal gruppo “cuore nero”, di tutti quelli che si dicono “orgogliosamente fascisti”e che vanta più di 300 iscritti fino a  “benito mussolini/partito nazionale fascista” che ha più di 30 supporter. Abbiamo vinto una battaglia ma la guerra sarà ancora lunga.

E attenzione a non banalizzare, a non prendere il fatto alla leggera. Non si tratta di scritte su un muro. Non è il gesto vile di chi picchia e scappa via. È gente che ci mette la faccia, nome, cognome e persino la scuola da cui proviene. Si, perché i piccoli fascisti hanno solo 19 anni e nemmeno si accorgono di compiere un reato, pare che per loro professare la violenza e l’odio sia del tutto normale. La loro sfrontatezza ha però consentito di contattare il liceo romane nel quale si sono diplomati a inizio estate ed ha permesso di segnalarli alla polizia postale. Per sostenere questa azione è nato il gruppo “cacciamoli da face book”, fondato da Massimo Mezzetti che in poche ore ha raggiunto più di 600 adesioni. Fondamentale anche l’impegno dell’ANPI, che attraverso la sua pagina ha invitato tutti i suoi amici ad agire.

Ora l’obiettivo è continuare su questa strada. Sinistra Democratica è e deve essere in prima linea. Molti, moltissimi di noi hanno sostenuto e “guidato” spontaneamente questa bella azione democratica e antifascista. Continuiamo, antifascismo militante, usando due strade: l’azione su internet, e non solo, volta a denunciare e cancellare gruppi e siti simili e quella attiva e reale sul territorio. Una forte azione culturale e politica volta a contrastare e debellare il neofascismo in ogni sua forma, per educare alla tolleranza, alla convivenza e alla pace

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