Ieri i socialdemocratici europei hanno ottenuto una grossa vittoria, nonostante una forte opposizione da parte dei conservatori, in merito alla direttiva sui comitati aziendali europei. In tal modo, i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori a livello europeo risultano notevolmente rafforzati. Dopo una settimana di negoziati tra la Presidenza francese dell'UE e il Parlamento europeo, i socialdemocratici si sono fatti valere in merito a tre punti chiave ed hanno quindi anche superato le richieste avanzate dai sindacati.
In primo luogo, la consultazione e l'informazione alle lavoratrici ed ai lavoratori diverrà obbligatoria sulla base dei piani di ristrutturazione. Il caso della Renault di Vilvoorde nel 1997 illustra il problema in modo esemplare. In quel caso, la casa automobilistica francese Renault decise di chiudere la propria fabbrica nella località belga di Vilvoorde senza consultare o informare il comitato aziendale europeo. Questa decisione provocò all’epoca un’ondata di sdegno. La Corte d'appello di Versailles ha successivamente stabilito che questa azione era stata illegittima, in quanto l'informazione al consiglio di fabbrica deve aver luogo in un momento in cui vi sia ancora tempo per le osservazioni, l’opposizione e le critiche.
L'obiettivo della direttiva sui comitati aziendali europei del 1994 era la possibilità di ottenere una rappresentanza delle lavoratrici e dei lavoratori a livello transfrontaliero in Europa per le imprese ivi operanti. Tuttavia il diritto di partecipazione dei lavoratori varia a seconda dei diversi paesi europei. Pertanto, la direttiva obbliga le imprese con 1.000 o più lavoratori e almeno 150 lavoratori situate in almeno due paesi dello Spazio economico europeo ad istituire un consiglio di fabbrica cui partecipino i rappresentanti dei lavoratori provenienti da tutti i paesi. Dal 2004 i sindacati chiedono una revisione del testo. Perché 12 anni dopo la sua introduzione, solo un terzo delle aziende interessate aveva effettivamente istituito un comitato aziendale europeo. Soprattutto le grandi imprese con più di 5.000 dipendenti risultano in ritardo con il recepimento di tale direttiva. Questa esperienza dimostra perché la seconda vittoria ottenuta dai socialdemocratici è così importante: l'introduzione di sanzioni efficaci, dissuasive e proporzionate nel caso in cui la direttiva non venga rispettata dalle imprese.
La terza vittoria è l'eliminazione della soglia dei 50 dipendenti. Finora solo le imprese con più di 50 dipendenti avevano l’obbligo di istituire un comitato aziendale europeo. Adesso invece tale obbligo si applicherà a tutte le imprese transeuropee, indipendentemente dalla loro dimensione. In tal modo la disparità di trattamento subita dai paesi membri più piccoli e dai dipendenti di piccole imprese verrà finalmente eliminata.
Con l'adozione della nuova direttiva sui comitati aziendali europei, il nostro gruppo ha ottenuto un contributo decisivo per il rafforzamento della dimensione sociale dell'Europa. I comitati d’impresa europei consentono un collegamento tra le lavoratrici ed i lavoratori a livello europeo. Questo renderà in futuro più difficile per le imprese creare una situazione di concorrenza, che va a scapito di entrambe le parti, tra le lavoratrici ed i lavoratori provenienti da diversi paesi. Gli esempi dei azioni realizzate dalle imprese e relative ai siti di produzione sono numerosi purtroppo, come la chiusura della fabbrica Nokia a Bochum, dove 2300 persone hanno perso il posto di lavoro. I cittadini europei, uomini e donne, hanno bisogno di un’Europa sociale che li protegga.
Ieri abbiamo compiuto un grande passo per la creazione di una forte rappresentanza transnazionale degli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori in Europa!
Sinistra democratica "esce" dalla maggioranza in consiglio provinciale. La decisione a lungo meditata, è stata diffusa in serata dal Coordinatore Provinciale di Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo Lorenzo Azzolini in una nota dettagliata e piena di sassolini evidentemente mai tolti dalle scarpe di alcuni esponenti di maggioranza: "Il gruppo Consigliare in Provincia della Spezia di Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo ha deciso di lasciare la maggioranza per fornire appoggio esterno alla giunta Fiasella. Questa scelta è maturata in un tempo lungo che ha visto SD sempre impegnata a sostenere l’esecutivo, i consiglieri, Cristina Guassone e Federico Colombo, non hanno mai fatto mancare l’appoggio anche se non hanno potuto esimersi talvolta dall'esprimere critiche con interventi pubblici nell'ambito delle sedute di consiglio. Fin dalla sua costituzione il gruppo di SD ha sempre lamentato l’incapacità della giunta nel coinvolgere in maniera costruttiva i suoi consiglieri nelle scelte, spesso apprese solo a mezzo stampa, e già da tempo aveva deciso di non partecipare più alle riunioni dei gruppi di maggioranza. La scelta di Sinistra Democratica non è quella di chi si tira indietro ma quella di chi cerca di riportare la discussione e il confronto serio e leale all’interno della politica e del centrosinistra. Noi vogliamo partecipare al governo della provincia, partecipare alle scelte e essere parte integrante del centrosinistra e della maggioranza, purtroppo prendiamo atto che oggi non ci sono le condizioni. L’atteggiamento di molti partiti ed esponenti del centrosinistra non agevola la discussione, chi pensa che le idee si valutino non per la loro qualità ma per la quantità di chi le esprime si pone, a nostro parere, in modo sbagliato rispetto al confronto. Certo le idee vanno anche pesate ma almeno in partenza devono avere pari dignità. Pensiamo sia importante rivedere le forme della discussione e della condivisione dei progetti e delle idee all’interno del centrosinistra, troppo spesso il dibattito si svolge nei corridoi e sulle pagine dei giornali, viziando le posizioni e le scelte. Il gruppo provinciale di Sinistra Democratica ha sempre partecipato attivamente all’interno del Consiglio Provinciale distinguendosi per l’attenzione dedicata ai temi del lavoro, della stabilizzazione dei precari, alle questioni di bilancio, invocando ad esempio stanziamenti ad hoc per l’edilizia scolastica. Il primo argomento che vedrà il gruppo impegnato in Consiglio Provinciale è l’approvazione del piano energetico, su cui già da ora solleviamo alcune perplessità. Troppo poco articolato, non fornisce indicazioni sulle strategie energetiche della provincia ma si limita a piccole misure di scarso valore complessivo. Crediamo che nel piano debbano figurare le intenzioni della Provincia in merito alle grandi questioni che riguardano l’energia, dal raddoppio di Panigaglia alla presenza di ENEL sul territorio fino al riassetto di ACAM. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, rilanciamo il confronto con le altre forze politiche a partire da questi temi".
Sconcerta e risulta incomprensibile la presa di posizione vaticana sulla cosiddetta “depenalizzazione del reato di omosessualità”, che sarà proposta nell'assemblea generale dell'ONU dalla Francia, a nome dell'UE.
Sconcerta perchè ignora o vuole ignorare che nel mondo vi sono ben 91 paesi nei quali la diversità sessuale viene punita dalla legge, oltre che dai costumi e dai pregiudizi che ne stanno alla base e ne forniscono la comoda giustificazione “morale”. In almeno sette paesi la pena prevista è la MORTE. Vi sono quindi nel mondo quasi cento paesi nei quali l'omofobia viene non solo accettata e considerata normale, ma addirittura sancita e promossa dalla legislazione penale.
L'iniziativa francese andrebbe condivisa invece proprio per il suo porsi pienamente in linea con la cultura europea, con i principi fondatori che ne stanno alla base, con la lotta per l'affermazione dei diritti fondamentali dell'individuo che sta alla base della sua storia. Diritti che rifiutano la disuguaglianza fra le persone sulla base di nazionalità, religione o orientamento sessuale.
La posizione espressa da monsignor Migliore e dalle gerarchie ecclesiastiche prima sulla proposta francese e ora sulla convenzione ONU sui disabili ci riportano indietro nel tempo, giustificando esplicitamente discriminazioni di fatto che si traducono facilmente in situazioni di emarginazione, disprezzo, violenza. Per questo non possiamo condividerle e per questo siamo vicini e partecipi a tutte quelle associazioni e individui che promuovono ora e promuoveranno nel prossimo periodo iniziative volte invece all'affermazione positiva di diritti negati.
A Genova si svolgerà il prossimo Gay Pride: facciamo in modo che sia una vera, grande festa di e per i diritti di tutti.
Ma perché il Vaticano ha deciso di mettersi nel novero dei paesi che concepiscono il reato di omosessualità? Quale ispirazione divina, ha consigliato al rappresentante osservatore all’Onu della chiesa cattolica di scagliarsi contro la richiesta presentata dal governo francese, e sottoscritta anche dal governo italiano, di depenalizzare l’omosessualità? Circa novanta paesi nel mondo prevedono il reato di omosessualità, una cinquantina di questi lo puniscono con il carcere, le sevizie, la tortura, i lavori forzati, di questi una decina prevedono la pena capitale. Non c’è ragione ideale, religiosa, culturale che possa giustificare una simile presa di posizione vaticana! I volti terrorizzati dei ragazzi iraniani che continuano ad essere impiccati a causa della loro omosessualità, non muovono a sentimenti di pietà i gerarchi cattolici? Le donne lapidate, i giovani legati contro un muro e poi uccisi per schiacciamento dalle auto, sono variabili indifferenti rispetto alla necessità di proclamare una condanna definitiva non solo contro l’omosessualità, ma sulle persone gay e lesbiche? Siamo davvero raggelati da un papato che ci attendavamo arcigno, antiquato, fedele alla peggiore Tradizione pre Conciliare, ma si è andati oltre, si è percorsa una strada senza ritorno. Lo Stato teocratico vaticano si è messo, pubblicamente allo stesso livello dell’Iran, degli altri regimi islamici, delle peggiori dittature di tutti i colori, passate e purtroppo presenti. Da sempre l’osservatore vaticano all’Onu intriga, preme, blandisce decine di diplomazie del mondo affinché i diritti umani siano negati, quando non confacenti ai gusti della religione cattolica. Sull’ormai tristemente famoso Lexicon, edito alcuni anni fa, summa dottrinale del pensiero della Curia sulle libertà e i diritti, proprio alcune organizzazioni internazionali, le agenzie dell’Onu, venivano ferocemente attaccate perché lassiste sull’aborto, sulla contraccezione e così via. Da sempre in alleanza appunto con i peggiori regimi, a volte stringendo pubblicamente la mano a dittatori sanguinari, il papa e i suoi emissari, hanno promosso campagne internazionali di inaudita violenza. Nulla a che vedere con il messaggio cristiano e con il Vangelo. Solo pura pratica di potere, conservazione di una eretica storia di dominio sulle terre, invece che di guida spirituale delle anime. La storia drammaticamente si ripete e se possibile riesce a stupire a rilanciare una visione cattolica proprietaria del mondo, di oppressione delle libertà, di giustificazione dell’assassinio di massa, quando questo è coerente con l’impostazione tradizionale della chiesa. Non c’è sentimento di vergogna che sia sufficiente e, ora attendiamo cosa sapranno dire vescovi, preti, popolo di Dio, da molti anni silenti. Vediamo cosa sapranno inventarsi i nostri politici, soprattutto quelli del variegato centro sinistra. Quello che è accaduto non ha giustificazione, non è ammissibile nella comunità internazionale democratica. Ma questo è il paese del tutto è possibile, quindi, attendiamo, sperando che vi sia finalmente una reazione degna di questo nome, dentro e fuori la chiesa, nella società civile, per amore della vita, di quella esistenza, etero, gay, lesbica, trans, che non può essere violata da nessuno. Oggi i secoli oscuri del delitto legalizzato in nome di un povero Cristo, sono riemersi come in un incubo senza fine.
"Il 13 dicembre non sarà solo una festa. Ne abbiamo fatte tante, di feste: servono a star bene insieme, a contare le facce conosciute, a mettere in fila un po’ di bei discorsi, a mostrare i muscoli. E a ritrovarsi confusi e svuotati il giorno successivo. Il 13 dicembre sarà una scelta. Convinta e impegnativa. La scelta di aprire questo processo costituente al paese, di sottrarlo alle prudenze dei gruppi dirigenti, di incarnarlo nelle passioni e nella generosità di chi sente tutta l’urgenza di una nuova sinistra in Italia. Non staremo qui a dirci ancora una volta quanto “nuova” debba essere questa sinistra: abbiamo impegnato quattro mesi, dall’assemblea di Cianciano in poi, a ragionare sull’eredità che le culture politiche del secolo scorso ci hanno lasciato. Ci siamo detti cento volte che quell’eredità non va congelata né rifiutata ma rielaborata, impastata con una lingua diversa, arricchita con pratiche finalmente democratiche, finalmente inclusive. Abbiamo parlato delle troppe liturgie e dell’urgenza di abbandonarle. Abbiamo compreso che questo progetto non riuscirà a sommare tutta l’attuale sinistra (difficile tenere insieme chi si sente comunista dentro, e chi invece festeggia ogni giorno l’orgoglio comunista…), ma che oggi la virtù politica essenziale, più che l’unità ad ogni costo, è la coerenza: ovvero la capacità di utilizzare lo stesso alfabeto, di condividere la stessa ricerca, di affrontare lo stesso mare. La sinistra italiana che nascerà il 13 dicembre sarà il racconto di questo tempo e di questo paese. Ma ne sarà anche il rimedio. Una sinistra del fare, più che dell’affermare. Questo ci siamo detti: e ce lo siamo detti a lungo. Adesso dobbiamo cedere ad altri la parola, lasciare che essa venga raccolta da chi questa nuova sinistra la sta già fabbricando nella pratica politica quotidiana, nel lavoro sui territori, dentro le amministrazioni, nei tempi serrati delle cento assemblee che abbiamo già svolto. Cosa sarà e “quando” sarà questa nuova sinistra italiana? E’ ciò che cominceremo a decidere insieme tra due settimane. Posso solo dirvi cosa non dovrà essere: né un circolo di cultura, né un repertorio di tatticismi o di parole reticenti. Perché questo progetto decolli, perché diventi subito pane quotidiano e sfida elettorale in Italia e in Europa, occorre molta generosità. E poco politicismo. Esattamente l’opposto di ciò che è accaduto ad aprile."
Non si ferma lo stillicidio di vittime che ogni giorno si aggiungono a quanti hanno già perso la vita sul lavoro o si sono gravemente infortunati, per non dimenticare quanti si ammalano a causa delle pessime condizioni di lavoro. Leggi del governo, esternalizzazioni, delocalizzazioni, precarietà, orari, tempi, organizzazione del lavoro, scarsa cultura della sicurezza, scarsi investimenti da parte delle aziende, sono solo alcune delle cause delle stragi quotidiane sul lavoro. Ad un anno dalla tragedia della TyssenKrupp, a pochi giorni del rinvio a giudizio dei sei imputati, uno dei quali, l'amministratore delegato della Società, accusato di omicidio volontario per le sette vittime del rogo (primo caso in Italia), organizzato da Medicina democratica, che si è costituita parte civile nel processo, VENERDI' 5 DICEMBRE 2008 alle ore 17.30 presso la Libreria Comunardi Via Bogino n. 2 a Torino: un incontro di sensibilizzazione e di informazione sul tema della sicurezza sul lavoro. Durante l'incontro sarà presentato il libro "TyssenKrupp, l'inferno della classe operaia", di Diego Novelli, Marco Bobbio, Valentina Dirindin, Eugenio Giudice, Claudio Laugeri - Sperling & Kupfer 2008. Sarà presente uno dei coautori Eugenio Giudice; Eleonora Artesio, Assessore alla tutela della salute e della sanità Regione Piemonte; Pietro Passarino, Segretario Fiom CGIL Torino; Renato Zanoli, Coordinatore di Medicina Democratica di Torino.
SABATO 6 DICEMBRE 2008 ALLE ORE 10 GRANDE MANIFESTAZIONE CON CONCENTRAMENTO DI FRONTE ALLO STABILIMENTO THYSSENKRUPP, CORSO REGINA MARGHERITA 400, TORINO.
L'appello è rivolto a tutti i cittadini, ai lavoratori, alle organizzazioni sindacali, alle associazioni dei familiari, ai medici e ai giuristi sinceramente democratici, agli ispettori del lavoro, dell´INPS e dell´INAIL, ai giornalisti coscienziosi, ai giovani e agli studenti che in queste settimane stanno difendendo il loro futuro, a partecipare e a sostenere questa manifestazione.