Lorenzo Guadagnucci , 12 novembre 2008, 19:10, Aprileonline
Alla vigilia della fine del processo Diaz - la sentenza potrebbe essere letta domani sera - spunta un'immagine di quella notte maledetta: un poliziotto in borghese che indossa un casco blu e porta all'interno dell'istituto il sacchetto con le due molotov, la "regina" delle prove false con cui la Polizia avrebbe voluto "giustificare" le violenze e le manette ai 93 no-global. L'immagine è stata estrapolata da un filmato girato da un operatore Rai e depositato dalle parti civili il mese scorso e fa parte di un'inchiesta giornalistica della Bbc di prossima pubblicazione
Supponiamo che al processo Diaz vengano assolti gli imputati di grado più alto, i vari Gratteri, Luperi, Caldarozzi, tutti dirigenti dirango nazionale, tutti promossi a incarichi sempre più prestigiosi nel corso dei sette anni che separano i fatti dalla sentenza. Loro, gli imputati, probabilmente tireranno un sospiro di sollievo, magari diranno di avere vissuto con tormento questi anni e di sentirsi finalmente liberati da un peso (di solito gli imputati che riescono in qualche modo a salvarsi dicono così, non scendono in particolari sui fatti). Magari il ministro dell'Interno commenterà con soddisfazione il nulla di fatto per questi alti dirigenti, che sono la vera "posta in gioco" del processo, un "gioco", naturalmente, tutto interno a logiche di potere e senza alcuna attinenza con la forma, l'etica e la sostanza di un'autentica democrazia.
Firenze, 8 nov - Sinistra Democratica lavora alla costruzione di una nuova forza di sinistra e alla ricostituzione di una alleanza di centrosinistra e se non tutta la sinistra si vorra' unire (vedi maggioranza Prc) 'si unira' quella che e' possibile'. Lo ha detto Fabio Mussi, parlando con i giornalisti a margine della prima assemblea nazionale degli amministratori locali di Sinistra democratica a cui partecipano 500 delegati provenienti da tutta Italia. Ai giornalisti che gli chiedono quali prospettive veda Sd per il centronistra, Mussi risponde che 'allo stato dei fatti tutte le forze del centrosinistra sono in un vicolo cieco. Il Pd da solo non risalira' dal 30% ad avere la maggioranza e le forze della sinistra sono frammentate e divise. Se non cambia qualcosa non ci saranno prospettive per nessuno'. Dunque, afferma, 'si formi una sinistra, perche' questo Paese non puo' restare senza una formazione pesante di sinistra, e si riformino le condizioni per una alleanza di centrosinistra. Per questo noi lavoriamo alla creazione di una forza di sinistra e all'alleanza con il Pd, che pero' comporta davvero una seria discussione programmatica perche' non ci si puo' rassegnare a un riformismo tiepido'. E ai cronisti che gli chiedono pero' quale sara' il rapporto con Rifondazione comunista, in particolare con la maggioranza ferreriana, che non appare disponibile a seguire il progetto della forza di sinistra, Mussi si limita a rispondere che 'noi lavoriamo perche' tutta la sinistra si unisca, se non e' possibile si unira' quella che e' possibile'.
Firenze, 8 nov - 'Noi vogliamo ricostruire un'idea di sinistra di cui questo Paese ha estremo bisogno ma non vogliamo ricostruire un altro listone arcobaleno: una lista che metta insieme tutte le parti e i soggetti politici per le europee e' una cosa che non ci interessa'. Lo ha detto Claudio Fava, segretario di Sinistra democratica, parlando con i giornalisti a Firenze a margine della prima assemblea nazionale degli amministratori locali di Sd. 'Noi - aggiunge Fava - crediamo che la sinistra si debba assumere la responsabilita' di guardare in faccia la sconfitta di aprile. Se a quella sconfitta rispondiamo ricostruendo una lista che sia una somma di sigle e di gruppi dirigenti, Sd dice no. E poi - precisa - dobbiamo porci anche con responsabilita' il tema del governo di questo Paese'. Per quanto riguarda i rapporti con Rifondazione, Fava si limita a sottolineare che 'ieri il segretario Ferrero, persona a cui va il mio rispetto, ha ritenuto di ricordare l'attualita' della rivoluzione di ottobre nel terzo millennio'. Piena disponibilita', poi, a un eventuale rapporto con il Pd, ma senza confluire nei democratici. 'Al Pd - ricorda Fava - abbiamo sempre detto che noi siamo pronti a ragionare con loro in condizioni di assoluta autonomia. Se ci sono le possibilita' si lavorera' insieme al Pd, con delle condizioni precise come quella che la coalizione non si allarghi al centro verso l'Udc, perche' si rimetterebbe insieme uno scipito minestrone di poche idee e molta confusione'. Comunque, conclude il segretario di Sd, ricostruire il centrosinisitra sottintende in primo luogo il fatto che 'si superi l'onanismo che fa parte della tradizione politica italiana'.
Le ragazze e i ragazzi che in questi giorni portano la loro protesta in tutte le piazze del paese per una scuola che li aiuti a crearsi un futuro ci dicono che la speranza di un’altra Italia è possibile. Che è possibile reagire alla destra che toglie diritti e aumenta privilegi. Che è possibile rispondere all’insulto criminale che insanguina il Mezzogiorno e vuole ridurre al silenzio le coscienze più libere. Che è possibile dare dignità al lavoro, spezzando la logica dominante che oggi lo relega sempre più a profitto e mercificazione. Che è possibile affermare la libertà delle donne e vivere in un paese ove la laicità sia un principio inviolabile. Che è possibile lavorare per un mondo di pace. Che è possibile, di fronte all’offensiva razzista nei confronti dei migranti, rispondere - come fece Einstein - che l’unica razza che conosciamo è quella umana. Che è possibile attraverso una riconversione ecologica dell’economia contrastare i cambiamenti climatici, riducendone gli effetti ambientali e sociali. Che è possibile, dunque, reagire ad una politica miserabile la quale, di fronte alla drammatica questione del surriscaldamento del pianeta, cerca di bloccare le scelte dell’Europa in nome di una cieca salvaguardia di ristretti interessi. Cambiare questo paese è possibile. A patto di praticare questa speranza che oggi cresce d’intensità, di farla incontrare con una politica che sappia anche cambiare se stessa per tradurre la speranza di oggi in realtà. E’ questo il compito primario di ciò che chiamiamo sinistra. Viviamo in un paese e in un tempo che hanno bisogno di un ritrovato impegno e di una nuova sinistra, ecologista, solidale e pacifista. La cronaca quotidiana dei fatti è ormai una narrazione impietosa dell’Italia e della crisi delle politiche neoliberiste su scala mondiale. Quando la condizione sociale e materiale di tanta parte della popolazione precipita verso il rischio di togliere ogni significato alla parola futuro; quando cittadinanza, convivenza, riconoscimento dell’altro diventano valori sempre più marginali; quando le donne e gli uomini di questo paese vedono crescere la propria solitudine di fronte alle istituzioni, nei luoghi di lavoro – spesso precario, talvolta assente – come in quelli del sapere; quando tutto questo accade nessuna coscienza civile può star ferma ad aspettare. Siamo di fronte ad una crisi che segna un vero spartiacque. Crollano i dogmi del pensiero unico che hanno alimentato le forme del capitalismo di questi ultimi 20 anni. Questa crisi rende più che mai attuale il bisogno di sinistra, se essa sarà in grado di farsi portatrice di una vera alternativa di società a livello globale. E’ alla politica che tocca il compito, qui ed ora, di produrre un’idea, un progetto di società, un nuovo senso da attribuire alle nostre parole. Ed è la politica che ha il compito di dire che un’alternativa allo stato presente delle cose è necessaria ed è possibile. La destra orienta la sua pesante azione di governo – tutto è già ben chiaro in soli pochi mesi – sulla base di un’agenda che ha nell’esaltazione persino esasperata del mercato e nello smantellamento della nostra Costituzione repubblicana i capisaldi che la ispirano. Cosa saranno scuola e formazione, ambiente, sanità e welfare, livelli di reddito e qualità del lavoro, diritti di cittadinanza e autodeterminazione di donne e uomini nell’Italia di domani, quel domani che è già dietro l’angolo, quando gli effetti di questa destra ora al governo risulteranno dirompenti e colpiranno dritto al cuore le condizioni di vita, già ora così difficili, di tante donne e uomini?
Quando, con protervia ed arroganza, un governo non ascolta chi - genitori, docenti, studenti insieme - esprime la propria contrarietà verso un provvedimento che distrugge di fatto la scuola primaria, quando un governo addirittura non rispetta neanche l’opposizione parlamentare e va avanti con i propri disegni restauratori in un settore strategico per l’Italia come quello della conoscenza, è il momento allora di far esprimere democraticamente i cittadini italiani. Si parta subito con la costituzione di un comitato referendario e con la raccolta delle firme per promuovere un referendum che spazzi via le vergogne legislative della Gelmini. Sinistra Democratica è pronta a fare la propria parte, insieme a tutti coloro che in queste ore stanno lanciando questa proposta. Per lo meno adesso è chiaro che scuola vuole il centrodestra: sappiamo che dovremo fare i conti con un’idea ottocentesca del sapere, una vera e propria foto in bianco e nero. Un bella scuola elementare, ad esempio, come ai miei tempi: maestro unico, 45 picciriddi nella stessa classe e a mezzogiorno tutti a casa. Con un’università regredita ed avvilita, in cui la ricerca rimarrà un privilegio di pochi. A meno che si scelga la via di una sana, civile, virile, algida educazione privata. In questo senso va riconosciuto a Berlusconi e alla sua maggioranza l’onestà di non improvvisare: il governo si muove con un’intenzione limpida, manifesta. Quella di sovvertire il diritto ad una scuola pubblica, un luogo per chi non può e per chi non sa. Ma la destra sbaglia su un punto: non staremo a guardare, se pensa che la mobilitazione di queste settimane ora si placherà, sbaglia di grosso. Ne avrà un esempio chiaro e nitido domani con lo sciopero di Cgil, Cisl, Uil e con le civili manifestazioni di popolo che proseguiranno.
Una volta era la Moratti, oggi è la Gelmini, cambia il ministro ma i modi restano gli stessi. A colpi di maggioranza si cerca di smantellare la scuola pubblica. Troppo generoso definire riforma una serie di tagli che metterà in ginocchio l’istruzione pubblica. Ad opporsi un movimento come non si vedeva da anni. Scuole e università occupate, lezioni in piazza e blocchi alle stazioni, studenti e professori stanno mettendo in campo ogni possibile azione per contrastare l’azione irresponsabile del ministro Gelmini. Assemblee spontanee radunano centinaia di studenti che si accostano alla politica spesso per la prima volta e che partecipano con grande entusiasmo. Studiano i decreti e le leggi, il movimento ha un buon grado di preparazione, si informa molto e crea strumenti per diffondere le sue idee e le sue valutazioni. Importante e innovativo è il modo con cui all’interno delle assemblee si formano le opinioni: molto moderno, predilige un approccio “scientifico” alle questioni piuttosto che politico-ideologico. Nelle assemblee si discute comparando i dati dei paesi europei, evidenziando e cercando di comprendere le parti peggiori dei provvedimenti Gelmini e Tremonti. Questo modo di agire ha subito smascherato il lucido disegno che si nasconde dietro a una serie di tagli sconsiderati: distruggere la scuola pubblica, favorire l’istruzione privata. Internet è il canale con cui i volantini e i documenti fanno il giro dell’Italia e superano le barriere imposte dai media tradizionali. Il movimento si limita per il momento a contrastare la Gelmini e i suoi provvedimenti, pur essendo chiaro ai più che non ci si può limitare ai soli no. È difficile costruire un’idea di scuola diversa e alternativa, sopratutto se quella così com’e’ è sottoposta a un simile attacco. In tutto questo pesa anche l’incapacità dei partiti di dare risposte, di indicare una strada. Infatti un altro dato fondamentale per capire il movimento è la lontananza dai partiti. Pur essendo sicuramente “a sinistra”, non riconoscono nessun interlocutore privilegiato. D’altro canto nessun partito è in grado di essere interlocutore autorevole di questo movimento. Noi allora cosa possiamo fare? Noi dovremmo saper dare risposte al disagio degli studenti nei confronti della scuola. Il ministro Fioroni ha lavorato male. Da parte nostra dovrebbe esserci una discussione seria sul funzionamento della scuola, sulle troppe storture che spesso la caratterizzano. Un rinnovamento del sistema debito/credito, che deve davvero essere un modo per valorizzare gli studenti e le loro capacità, non un modo per non bocciare mai. I dati ci dicono che in molti campi gli studenti italiani sono meno preparati dei loro coetanei europei, la colpa di questo è del sistema scuola non degli studenti, per questo la reintroduzione dell’esame a settembre è comunque sbagliata, non basta essere più severi per colmare le lacune della nostra scuola. Una revisione della didattica, di come e cosa si insegna, fatta assieme agli studenti, potrebbe essere un modo per confrontarsi e innovare la scuola. Per quel che riguarda l’università è necessario parlare delle tasse, della qualità dei servizi, dei docenti e delle strutture, dell’opportunità delle facoltà a numero chiuso. Pensare di risolvere i mille problemi del sistema universitario privatizzando è come curare la malattia uccidendo il malato. La scarsa motivazione del corpo docente, le sue inadeguatezze, il crescente divario di età tra chi insegna e chi va a scuola creano ulteriori problemi che non vengono affrontati ne portati all’ordine del giorno della politica. La Sinistra nel suo cammino costituente deve porre al centro della sua discussione la questione della formazione e del sapere. Deve confrontarsi con il movimento degli studenti sapendo che ha di fronte un soggetto autorevole e preparato. Che partecipa al confronto con dati, numeri e fin troppo pragmatismo. Dobbiamo riconoscere che non sappiamo dare risposte chiare e univoche ai problemi accennati, da cui scaturisce la nostra difficoltà a parlare con il movimento. La strada che ci porta a crescere politicamente e numericamente passa dalla nostra capacità di dare risposte, non solo al qui e ora degli studenti, ma anche a un progetto di ampio respiro. Se vogliamo cambiare l’Italia, immaginare che un altro mondo è possibile, dobbiamo iniziare a indicare come lo costruiamo. Iniziare dalla scuola, dal diritto alla formazione e al libero accesso al sapere non sarebbe male.