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Indietro non si torna
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Ma la notte, no

Di Redazione, domenica 19 ottobre 2008

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*L´Arci all´attacco di Tursi "E´ la città dei divieti creativi" *
Circoli in guerra con i commercianti - Il caso movida

Stanno mettendo tutti fuori legge, per difendere gli interessi di Confesercenti e Ascom: ma noi rispettiamo le regole
Mentre il mondo si interroga sul rapporto tra città e la notte, chi amministra Genova dice semplicemente 'ma la notte, no!´
RAFFAELE NIRI dal Secolo XIX del 17/10/2008


«Un tempo si ragionava di fantasia al potere. Adesso, ogni mattina, esce una nuova mappa dei divieti in città: hanno fatto nascere la città dei divieti creativi. Che colpiscono tutti, indistintamente. Anche se non dai fastidio a nessuno, ma anzi doni qualcosa di tuo. Dov´è la Genova creativa? Mentre il mondo si interroga sul rapporto tra la città e la notte, qui ci sono amministratori che dicono, semplicemente, "ma la notte no!"».

Ultima modifica : domenica 19 ottobre 2008

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News Locali
 
A Genova nasce il "Comitato promotore per la Sinistra"

Di Redazione, sabato 18 ottobre 2008

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Noi tutte e tutti condividiamo i medesimi ideali di pace, uguaglianza, fratellanza, democrazia e libertà.
Noi tutte e tutti siamo uniti dalla convinzione che al centro di ogni nostra azione debba esserci la difesa della
dignità delle persone, la tutela dei più deboli, le pari opportunità per tutte e tutti contro ogni forma di
razzismo, violenza, discriminazione ed emarginazione.
Noi tutte e tutti ci riconosciamo in quelle donne e in quegli uomini che sessant'anni fa con la Resistenza
hanno conquistato la nostra libertà e la nostra democrazia.
Oggi l'Italia si trova - forse per la prima volta dal 1945 - nel mezzo di una crisi culturale e di civiltà
profondissima che sta delineando, attraverso lo svuotamento delle regole democratiche, l'instaurazione di
una nuova forma di regime.
Siamo nel mezzo di una "rivoluzione" conservatrice che investe ogni ambito e trasforma profondamente la
vita sociale e le relazioni tra le persone nel loro complesso: un processo che è da lungo tempo in atto e che
mette in discussione gli stessi valori democratici e che sta giungendo a compimento con il governo che si è
insediato dopo il voto del 14 aprile.
La destra non solo ha vinto, ma è diventata senso comune. L’esperienza storica della sinistra, per come
molte e molti di noi l’hanno conosciuta e vissuta, è terminata.
Noi tutte e tutti siamo però convinti che senza una forte sinistra in Italia e in Europa non ci sia alcuna
speranza di portare il Paese fuori dalla crisi e che sia necessario per questo scomporre, ricomporre,
ricostruire ed unire gli attuali assetti della sinistra. Serve costruire un nuovo soggetto politico che nasca sotto
il segno del rinnovamento e della partecipazione: per questo oggi siamo qui riuniti per costituirci in comitato
promotore per la Sinistra.
Il nuovo soggetto deve essere però consapevole che molti problemi del nostro tempo hanno un carattere
sovranazionale (valga per tutti l’esempio dell’ambiente e dei cambiamenti climatici) e che solo a tale livello
possono trovare una soluzione. Pertanto occorre sostenere il progetto di unità politica del continente
europeo, dato che l'Europa è lo spazio minimo di lotta e rivendicazione di diritti cosmopoliti e perché l'Europa
può costituire l'alternativa a un processo di globalizzazione senza regole, nonché lo strumento privilegiato
per affermare un mondo basato su democrazia, giustizia sociale, pace e diritti senza confini. Il ritorno della
destra populista, xenofoba e nazionalista in tutta Europa può essere combattuta solo con una sinistra che si
muova in una prospettiva di costruzione della democrazia europea e mondiale.
Bisogna mettere in campo una seria opposizione - radicale ma non declamatoria - ed al contempo lavorare
affinché sia possibile al più presto un'alternativa alle destre: un'alternativa culturale, sociale, politica e
istituzionale. Un progetto capace anche di rimettere al centro il profilo etico della politica.
Occorre condurre con tenacia una battaglia di valori per contrapporre alle destre un diverso e credibile
progetto di società eco-sostenibile, una nuova declinazione del binomio diritti-doveri necessaria a garantire
la libertà di tutti.
Servono nuove idee, una ricerca vera. Bisogna ritrovare la capacità di capire le trasformazioni in atto, per
offrire risposte adeguate ai problemi che investono il Paese a partire dalle nuove povertà economiche legate
ad un liberismo ormai globalizzato, dal mondo del lavoro (ormai sempre meno sicuro e sempre più
precarizzato), dell'ambiente, dei diritti e dei rapporti sociali sul territorio.
Far rinascere una Sinistra che persegua questi obiettivi non è scontato ma, se una speranza può esserci,
questa risiede anche nella capacità delle realtà locali, nelle esperienze diffuse e talora disperse, nelle donne
e negli uomini che intendono ancora provarci.
Per questo riteniamo fondamentale mettere subito in campo forme stabili di organizzazione, anche parziali,
che partecipino alla costruzione condivisa di un nuovo soggetto politico unitario e plurale, partendo dalle
varie esperienze di base - che devono ora consolidarsi e produrre un salto di qualità - e dalle singole
individualità e dai movimenti politici e associativi organizzati che condividono il percorso della Costituente
della Sinistra.
Abbiamo deciso di costituirci in Comitato promotore per condividere luoghi fisici (Case della Sinistra), per
agire unitariamente e per avviare reali percorsi di ricerca e azione politico-culturale.

Coloro i quali sono disponibili a sottoscrivere il documento,
sono pregati di dare la propria adesione all'indirizzo Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

Ultima modifica : sabato 18 ottobre 2008

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News Locali
 
"Io, prigioniero di Gomorra lascio l'Italia per riavere una vita"

Di Redazione, giovedì 16 ottobre 2008

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di GIUSEPPE D'AVANZO www.repubblica.it

ANDRO' via dall'Italia, almeno per un periodo e poi si vedrà...", dice Roberto Saviano. "Penso di aver diritto a una pausa. Ho pensato, in questo tempo, che cedere alla tentazione di indietreggiare non fosse una gran buona idea, non fosse soprattutto intelligente. Ho creduto che fosse assai stupido - oltre che indecente - rinunciare a se stessi, lasciarsi piegare da uomini di niente, gente che disprezzi per quel che pensa, per come agisce, per come vive, per quel che è nella più intima delle fibre ma, in questo momento, non vedo alcuna ragione per ostinarmi a vivere in questo modo, come prigioniero di me stesso, del mio libro, del mio successo. 'Fanculo il successo. Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre. Voglio avere intorno i miei amici e poter ridere e non dover parlare di me, sempre di me come se fossi un malato terminale e loro fossero alle prese con una visita noiosa eppure inevitabile. Cazzo, ho soltanto ventotto anni! E voglio ancora scrivere, scrivere, scrivere perché è quella la mia passione e la mia resistenza e io, per scrivere, ho bisogno di affondare le mani nella realtà, strofinarmela addosso, sentirne l'odore e il sudore e non vivere, come sterilizzato in una camera iperbarica, dentro una caserma dei carabinieri - oggi qui, domani lontano duecento chilometri - spostato come un pacco senza sapere che cosa è successo o può succedere. In uno stato di smarrimento e precarietà perenni che mi impedisce di pensare, di riflettere, di concentrarmi, quale che sia la cosa da fare. A volte mi sorprendo a pensare queste parole: rivoglio indietro la mia vita. Me le ripeto una a una, silenziosamente, tra me".


Ultima modifica : giovedì 16 ottobre 2008

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Ultime notizie
 
«Altro che integrazione, così si punta all'espulsione"

Di Redazione, mercoledì 15 ottobre 2008

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 ROMA — «Al di là delle parole usate e magari delle buone intenzioni, mi sembra che la mozione sulle classi di inserimento sia un'iniziativa che prosegue sulla linea di altre proposte, allo scopo di rendere più difficile e complicata l'integrazione degli immigrati».
Questo il parere di don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana che già in altre occasioni non ha mancato con editoriali e inchieste di puntare l'indice contro le politiche della maggioranza in materia di immigrazione.
In che senso rendere più difficile?
«Che si mettono lacci e lacciuoli in modo tale da non facilitare la possibilità di integrazione, in modo da rendere difficile la presenza straniera in Italia: insomma, sono proposte che vanno nel senso della espulsione, non dell'integrazione. Mi sembra che questa mozione faccia il paio con quella del permesso a punti o della tassa di ingresso. E pensare...»
Che cosa?

«Sul prossimo numero noi pubblicheremo un'inchiesta che fa vedere che cosa sarebbe l'Italia se gli immigrati sparissero dall'oggi al domani dal nostro territorio: un Paese al collasso. Dalle famiglie (per l'assistenza),alle industrie (per la manodopera), al sistema previdenziale (le nostre pensioni si pagano anche grazie ai contributi versati per il lavoro degli immigrati) alla stessa Chiesa...»
La Chiesa?
«Per mancanza di preti, molte parrocchie italiane vannoavanti con i sacerdoti che vengono dall'Africa e dall'Asia. Del resto moltistudenti sono immigrati di seconda generazione, spesso nati in Italia. Ma losanno che se non ci fossero alunni stranieri molte classi e molte scuoledovrebbero chiudere?».
Secondo lei, questo clima può favorire il razzismo?
«Certamente: è l'humus in cui nascono questi continui episodi diintolleranza, violenza, razzismo e xenofobia».
Lei vede una differenziazione all'interno della maggioranza tra Lega e An? « Gliesponenti di An stanno facendo delle dichiarazioni più accettabili che tengonoconto del fenomeno. Naturalmente l'integrazione deve avvenire nella legalità enel solco della nostra tradizione, ma non si possono considerare gli straniericome dei paria senza diritti, come persone di serieB».

M. Antonietta Calabrò
www.corriere.it 15 ottobre 2008


Ultima modifica : mercoledì 15 ottobre 2008

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11 ottobre: pronti, partenza, via!

Di Redazione, lunedì 13 ottobre 2008

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Anche se i salotti buoni della stampa e della televisione hanno voluto ignorarci a tutti i costi, ieri il popolo della sinistra ha fatto una bella sorpresa al mondo politico italiano. Finalmente ha battuto un colpo. La manifestazione della sinistra raccoglie il testimone lanciato dai lavoratori, in piazza lo scorso 27 settembre, e dagli studenti che, venerdì, in 300.000, hanno invaso molte città italiane e lo proietta verso un autunno caldo, caldissimo, che inizierà di fatto il 30 ottobre con lo sciopero generale della scuola.
Il lungo serpentone rosso è il frutto di quanto abbia pesato la consapevolezza di non avere più una sinistra vera in Parlamento ed un’opposizione  seria e forte, che in Italia c’è, a dispetto di quanto finora ha dimostrato il Pd nelle sedi istituzionali. E’ l’Opposizione di tante donne e tanti uomini della sinistra che vogliono proporre un’idea alternativa di Italia. È l’opposizione di Pina, maestra cagliaritana, infuriata non solo contro i tagli previsti della riforma Gelmini, ma ancor di più contro il concetto – quello sì, veramente di destra - che per risanare le casse dello Stato risparmia sul futuro delle nuove generazioni. Pina, il viso sereno e sorridente di chi lavora tutti i giorni con i bambini, è arrabbiata contro la volontà di imporre un modello educativo semplicistico che degrada la pedagogia a roba di grembiulini e sei in condotta. Un modello nocivo per la formazione dei piccoli studenti, che complica la vita di  insegnanti e genitori.  “In un mondo in cui la vita dei bambini è una continua competizione e gli obiettivi che la società impone  loro sono sempre più elevati e più difficili, come possiamo pensare che il ritorno all’insegnante unico sia una proposta accettabile e moderna?”, sbotta Pina.
E’ l’opposizione di Ivo Maggi, dal 1946 in Cgil, “quando ancora era unitaria”. 80 anni, un basco blu, la spilletta dello Spi Cgil e il vestito buono delle grandi occasioni. Un passato nell’azienda della metallurgia del rame di Livorno, la “Laminosa”, prima di iniziare il suo percorso nel sindacato, Ivo ha il piglio ironicamente burbero dei suoi conterranei e un accento gradevolmente toscano che, nonostante i tanti anni a Roma, lascia molte tracce nelle sue parole. “Sono in piazza perché dopo anni di battaglie, oggi chiedono ai lavoratori di ritornare schiavi. Sono in piazza perché la tv ci dice che ogni giorno muoiono tre lavoratori, ma nessuno fa niente per fermare questo massacro. Sono in piazza per i miei nipotini, perché quando sento parlare di grembiulini e sei in condotta ho un dejavu. A quando il sabato fascista e i giovani balilla? Io queste cose le ho vissute e non sto tanto tranquillo”.
Due voci, due aspetti di questa protesta che però non riescono a comprenderla, anzi sono il punto di partenza su cui riflettere. Tante le anime, e altrettante le istanze, che sono scese in piazza per dire no a questo governo. Per dire che il futuro dei bambini non è negoziabile; che la sicurezza degli operai è irrinunciabile; che l’integrazione tra esseri umani è un fattore di crescita, non solo e non tanto quella economica, ma quella culturale e sociale; che il diritto alla casa è fondamentale; che l’orizzonte delle nostre famiglie possa proiettarsi oltre, molto oltre, la fine del mese; e che la parola futuro torni a riacquistare quel senso di prospettiva, di stimolo, di progetto, di conquista come dovrebbe accadere in una società giusta. 
Ieri la sinistra c’era. Lo hanno dimostrato le migliaia di persone che hanno sfilato e che hanno riempito fino all’inverosimile, inaspettatamente per alcuni, Piazza della Bocca della Verità a Roma, che si è rivelata incapace di contenerci.
E lasciamo ad altre istituzioni (questura) e ad altri mezzi di informazione il solito, avvilente teatrino della guerra delle cifre.  Perché ieri, se pure fossimo stati solo in due -come a molti piacerebbe pensare e scrivere- la portata delle nostre idee e delle nostre passioni avrebbe comunque riempito quella piazza.

da www.sinistra-democratica.it 


Ultima modifica : lunedì 13 ottobre 2008

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Ultime notizie
 
Qualche domanda ad "A Sinistra"

Di Redazione, venerdì 10 ottobre 2008

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Nel loro percorso i compagni che hanno lasciato Sd per approdare, dopo alcuni passaggi, nell'assetto attuale di "anima di sinistra" del Pd che ha perduto la bussola, che cosa hanno ottenuto? Non si sono accorti che il Partito Democratico ha un Dna immodificabile e impenetrabile dal'interno?

(n.b.: "A Sinistra" è il nome che identifica al momento una componente del PD)

di Alessandro Cerminara

Cari componenti di "A Sinistra", perdonatemi, anche per l'irriverenza che forse mostro, ma avrei qualche domanda da farvi.

E' un anno e mezzo, ormai, che promettete di spostare il PD a Sinistra. Avete cambiato più volte nome ("Di Sinistra", "Democratici, Laici e Socialisti", "Sinistra per Veltroni", "Una Sinistra per il Paese", "A Sinistra"...il prossimo qual è?), ed avete anche convinto un po' di gente, se è vero com'è vero che alle Primarie del PD, quando eravate ancora in pochi, avete portato qualche centinaio di migliaio di persone a votare la vostra lista. Gente tolta alla Sinistra, quella autonoma che non si riduce ad una corrente di minoranza di un Partito "riformista ma non di Sinistra" (Veltroni dixit)...

Beh, la prima domanda è: ci spiegate bene come pensate di farlo, e cosa, pur avendo un bel po' di gente dalla vostra (e da quando, con la scissione di "Una Sinistra per il Paese" da SD, vi siete allargati, avete anche un po' di "adesioni pesanti"), avete ottenuto?


Ultima modifica : venerdì 10 ottobre 2008

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Dibattiti
 
Pietro Calamandrei in difesa della scuola pubblica (1950!!!)

Di Redazione, venerdì 10 ottobre 2008

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Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III Congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale (Adsn), a Roma l’11 febbraio 1950.

Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasfornare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori, si dice, di quelle di stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere.
Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi, ve l’ho già detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.
(Pubblicato sulla rivista “Scuola democratica”, 20 marzo 1950)


Ultima modifica : venerdì 10 ottobre 2008

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