Dov’è la sinistra? Sicuramente è in Rete. È nella miriade di blog che cercano di rimettere insieme i suoi cocci. È in tutte quelle pagine web dove si prova a «rialzare la testa», a «resistere». A Berlusconi e al berlusconismo, alla Lega, al razzismo, ai rigurgiti fascisti.
Proviamo a guardare alla sinistra in Rete a partire da Il Russo e dalla sua blogroll, la lista dei suoi blog preferiti. Scrive dal Monferrato, precario, aggiorna il suo blog con notizie politiche e di cronaca sociale che spesso non trovano spazio sui giornali nazionali. Difende le categorie deboli e ha un occhio attento e ironico sulla realtà locale. Molti blog sono nati all’inizio del 2008, poco prima delle elezioni. Molti, subito dopo. E ora si infiammano nei dibattiti su quale sia il percorso migliore per costruire un partito il più unitario possibile, si discute se il Pd deve essere il principale interlocutore o meno, se si può e si deve considerare attendibile la posizione di Di Pietro. Fiordaliso, precaria e militante di Rifondazione, corrente vendoliana, negli ultimi giorni ha sbottato: «È ora di manifestare!». E prosegue: «Basta!!!!!!!!!! Ma che vita è questa?! Che mondo è questo?! Forse è il caso di uscire da questo torpore e di fare qualcosa. Quello che vedo intorno a me mi impedisce di restarmene tranquilla».
Ci si spacca la testa a ragionare sulle cause della sconfitta e sui possibili rimedi. Loris, ad esempio, forse anche per l’età, riflette e lavora per la riunificazione della sinistra. Nel suo ultimo post Troppo e tutto assieme, è preoccupato e denuncia «il tentativo di esautoramento in atto anche nei confronti del Parlamento, in quanto l’insofferenza verso qualsiasi forma di opposizione, per quanto di minoranza, porta il presidente del Consiglio a dichiarare che la legiferazione preferenziale sarà per decreto». Schiavi o liberi, è della provincia di Mantova, e affronta tutti i temi con una scrittura che rasenta il poetico. Ma non solo. Nel commentare le parole del Papa sulla crisi economica dice, dopo aver esposto la sua idea sulla fede, che «per questo più che costruire sulla parola di Dio, credo sia maggiormente utile continuare informando a creare consapevolezza». Infine, 360 gradi, che scrive poco, ma va nel profondo.
In Rete, insomma, c’è un po’ di tutto: si va da veri e propri diari giornalieri in cui il blogger racconta la vita quotidiana e le sue idee politiche, a partire dagli spunti che gli vengono quando fa la spesa o quando deve gestire la famiglia e i bambini. Ci sono poi blogger più attenti al mondo del lavoro, soprattutto, come è ovvio, quello precario. Infine, ci sono quelli come Vittorio Arrigoni. In questi ultimi giorni sta scrivendo un diario della sua esperienza in Palestina, dove lavora, con altri volontari provenienti da diverse nazioni, a stretto contatto con i pescatori palestinesi in un’azione con l’associazione “Free Gaza Movement”. Arrigoni è tra l’altro rimasto ferito in un attacco di una motovedetta israeliana al peschereccio palestinese su cui stava lavorando. Sul blog, scrivono e commentano anche i suoi genitori.
Diverse forme di blog, ma anche diverse provenienze: c’è la casalinga, l’ingegnere, c’è il commerciante, il ricercatore universitario, c’è l’appassionata di cucina che non disdegna l’impegno e la scrittura, c’è il pensionato che sforna ricordi e consigli. Da non trascurare i giovanissimi come Ettore Gallo o l’impiegato. Il primo è tenuto da un quattordicenne lucano, diffonde e commenta anche molti articoli del nostro giornale. Il secondo è di una ragazza sedicenne di Venezia, che nell’ultimo post commenta il risultato del referendum sul Dal Molin. Infine, ci sono i blog a più voci, proprio come quelle della sinistra. Che ora dice «Solleviamoci».
Questa mattina, dopo giorni di assemblee, volantinaggi e presidi da parte del sindacato, più di mille lavoratori, precari e indeterminati, dell'università e degli enti di ricerca si sono trovati nell'atrio dell'Ateneo e hanno dato vita ad un bello e colorato corteo. Massiccia la partecipazione dei precari dell'università (ca. 500 a rischio licenziamento a fine anno) e della ricerca, ma anche quella dei lavoratori cd. "strutturati" che, oltre alla ovvia solidarietà con i precari, hanno manifestato contro le politiche e i tagli del governo ad università e enti di ricerca. Numerosi anche i docenti presenti (provenienti un po' da tutte le facoltà), tra cui i presidi di Giurisprudenza, Lettere e Lingue. Unica nota stonata la scarsissima partecipazione degli studenti che, oltre ad essere direttamente interessati al problema del precariato, dovrebbero essere sensibili al fatto che con l'espulsione dei precari i servizi loro destinati (biblioteche, erasmus, manegment didattico, ecc.) verranno drasticamente ridotti (abbiamo però avuto notizia di un'assemblea studentesca convocata per oggi pomeriggio... speriamo si sveglino anche loro). Una delegazione di CGIL, CISL e UIL di categoria, assieme ad una delegazione di precari, è stata ricevuta dal vicario del prefetto che ha dato garanzie di interessamento rispetto alle problematiche che gli sono statae esposte. Riporto di seguito il comunicato di CGIL, CISL e UIL sulla manifestazione: "E’ appena terminata la grande manifestazione che ha visto sfilare per le strade del centro cittadino più di mille lavoratori dell’Università e degli Enti Pubblici di Ricerca genovesi. Lavoratori con ogni tipologia di contratto: tutti insieme a dire NO alle politiche sbagliate di questo Governo. Un ringraziamento va a tutti; a tutti quelli che eravamo in piazza per non vedere calpestati dei diritti ma principalmente perché siamo consapevoli del ruolo che svolgiamo nei confronti della cittadinanza e del Paese. Abbiamo incontrato il Vicario del Prefetto e gli abbiamo esposto le nostre preoccupazioni di fronte a questo attacco senza precedenti. A nome del Prefetto, assente per impegni istituzionali non delegabili ma già a conoscenza delle problematiche, il Vicario ha colto le nostre istanze dando disponibilità, da parte del Prefetto, di rendersi garante delle nostre rivendicazioni e trasmettendole al Governo. La mobilitazione non termina oggi: teniamoci pronti per i prossimi giorni. Le segreterie FLC CGIL, CISL-Universita', CISL-FIR, UIL-PA UR AFAM di Genova"
Il giorno dopo è uno scambio continuo di complimenti e ringraziamenti. Il piccolo gruppo di neo fascisti che parlando di Carlo Giuliani gioivano perché è “uno di meno”, che volevano “bruciare le donne rom così almeno non si riproducono” non c’è più.
È stato sconfitto dalla grande partecipazione popolare, più di 600 persone, che lo hanno segnalato e fatto chiudere. Il fatto non è avvenuto nella periferia di una grande città, ma tutto su internet. Luogo? Face book, una delle più grandi community web, una bacheca online dove uno mette la “faccia”, nome, cognome, indirizzo e il “libro”, commenti, appuntamenti, foto, idee e pensieri. Ognuno con i suoi amici e gruppi di amici, come quello che ieri è stato chiuso dagli amministratori di facebook.
Chiunque può fondare un gruppo, da “quelli che amano la nutella” fino a “quelli che anche oggi grazie a facebook non hanno combinato un cazzo”. Tutti ben accetti purchè non siano violenti e non incitino all’odio contro persone o gruppi. A garanzia del rispetto di questa norma un piccolo “tastino” in fondo alla pagina del gruppo: “segnala”. Cliccandoci sopra si invia una segnalazione ai gestori della community che, dopo aver esaminato il gruppo, possono decidere di chiuderlo ed espellere coloro che ne fanno parte da facebook.
Così è avvenuto per il gruppo in questione che da ieri non esiste più. Tutto bene quel che finisce bene? Si e no. Pagina dopo pagina si scopre un “lato oscuro” di facebook, dal gruppo “cuore nero”, di tutti quelli che si dicono “orgogliosamente fascisti”e che vanta più di 300 iscritti fino a “benito mussolini/partito nazionale fascista” che ha più di 30 supporter. Abbiamo vinto una battaglia ma la guerra sarà ancora lunga.
E attenzione a non banalizzare, a non prendere il fatto alla leggera. Non si tratta di scritte su un muro. Non è il gesto vile di chi picchia e scappa via. È gente che ci mette la faccia, nome, cognome e persino la scuola da cui proviene. Si, perché i piccoli fascisti hanno solo 19 anni e nemmeno si accorgono di compiere un reato, pare che per loro professare la violenza e l’odio sia del tutto normale. La loro sfrontatezza ha però consentito di contattare il liceo romane nel quale si sono diplomati a inizio estate ed ha permesso di segnalarli alla polizia postale. Per sostenere questa azione è nato il gruppo “cacciamoli da face book”, fondato da Massimo Mezzetti che in poche ore ha raggiunto più di 600 adesioni. Fondamentale anche l’impegno dell’ANPI, che attraverso la sua pagina ha invitato tutti i suoi amici ad agire.
Ora l’obiettivo è continuare su questa strada. Sinistra Democratica è e deve essere in prima linea. Molti, moltissimi di noi hanno sostenuto e “guidato” spontaneamente questa bella azione democratica e antifascista. Continuiamo, antifascismo militante, usando due strade: l’azione su internet, e non solo, volta a denunciare e cancellare gruppi e siti simili e quella attiva e reale sul territorio. Una forte azione culturale e politica volta a contrastare e debellare il neofascismo in ogni sua forma, per educare alla tolleranza, alla convivenza e alla pace
La cronaca di questi ultimi giorni ha riportato, con tanto d'immagini, il trattamento da parte della vigilanza municipale di Parma riservato a un giovane e, in precedenza, le immagini ritraevano una giovane, fermata e trattenuta, riversa per terra come un animale.
A Roma un'aggressione selvaggia da parte di alcuni giovani nei confronti di un altro giovane, i biscotti di Milano e l'uccisione del ragazzo a sprangate, l'aggressione del ragazzo a Nervi, infine la vendetta dei casalesi.
In tutto questo c'è xenofobia? C'è razzismo?
Certo tutti i casi che sono stati citati riguardano persone di etnia diversa come diverso è il colore della pelle e non è difficile per questo catalogare questi fatti.
Con l'ondata xenofoba e la precarietà cresciuta con questo governo non è difficile esasperare il senso d'insicurezza. Questo malessere che attanaglia la nostra psiche, diventa il facile strumento per identificare nel diverso il responsabile di tutti i nostri timori.
Tutto quello che rappresenta lo sconosciuto, il misterioso, diventa identificabile con il pericoloso.
Se i casalesi sparano, è una guerra per bande…
Il ragazzo di Nervi… "che strano, in fondo è di buona famiglia"…
E gli altri… forse se la sono cercata!
Poi ci rendiamo conto che questi fatti spesso riguardano anche tanti cittadini italiani, ma gli eventi prendono colore e interesse diverso se si tratta di cittadini stranieri!
Questi casi sono riferiti a ragazzi e ragazze di etnia diversa, ma portatori di diritti e doveri esattamente come i cittadini italiani.
Vogliamo sottolinearlo perché ci sembra che, in un momento in cui i diritti dei cittadini vengono ridimensionati, ci sia interesse a spostare l'attenzione delle persone su questi fatti per cercare una risposta al malessere di tutti.
Riteniamo che le azioni illegali debbano essere prevenute e represse secondo la legge indipendentemente dalla razza e dal colore della pelle. Perciò siamo fortemente interessati, come cittadini italiani e cittadini immigrati, ad uscire dallo stato di continua "emergenza sicurezza" augurandoci che gli organismi preposti al controllo dell'ordine pubblico possano svolgere la loro azione ispettiva e di controllo nelle condizioni di operatività ottimale.
Non crediamo in un'Italia razzista, ma vediamo il timore di tanti italiani che vivono come noi nell'incertezza di un futuro sereno. Questa è la motivazione e la causa della nostra paura.
L'unica cosa che non ci possiamo permettere è di girarci dell'altra parte, quando cercano di portarci via anche la nostra umanità e la nostra dignità oltre ai nostri diritti.
ANSA 2008-10-02 17:31 Operaio cade in pozzo a Genova, soccorsi GENOVA - Un operaio di 32 anni è caduto nel pomeriggio in un pozzo di areazione, profondo 18 metri e del diametro di circa un metro, in costruzione nella discarica di rifiuti dell'Amiu di Genova, a Scarpino. Numerose squadre dei vigili del fuoco sono intervenute per soccorrere l'uomo, tuttora sul fondo del pozzo. Molto difficili sono le operazioni sia per l'alta temperatura sia per i gas prodotti dalla fermentazione dell'immondizia.
L'incidente sul lavoro è accaduto - secondo le prime notizie - durante le operazioni di trivellazione di un pozzo di estrazione del biogas dalla massa di rifiuti. L'operaio ha messo in piede in fallo ed è precipitato nella voragine. Non è un dipendente dell'Amiu, la società che gestisce la raccolta dei rifiuti a Genova, ma della ditta incaricata dei lavori di scavo. Un ulteriore elemento di difficoltà delle operazioni di soccorso è che le pareti del pozzo non sono consolidate e potrebbero franare. I vigili del fuoco stanno calando nel pozzo una telecamera per una prima sommaria verifica delle condizioni dell'operaio. Poi si valuterà come poter calare dei soccorritori con maschere antigas e tute stagne in grado di resistere al calore. Si stima che sul fondo del pozzo la temperatura raggiunga i 70 gradi.
Cari compagni, da sabato 20 settembre la Costituente di Sinistra ha finalmente un suo primo mattone, un inizio, un punto di partenza: non è ancora un soggetto politico, ma non è più una lontana profezia. Quando nascerà, quel soggetto politico dovrà nutrirsi del contributo e della passione di tanti: ma se qualcuno non si fosse assunto la responsabilità di levare l’ancora, saremmo rimasti inchiodati nel punto in cui gli elettori ci hanno confinati il 14 aprile: a contemplare i nostri lividi, a vagheggiare l’unità di tutta la sinistra, ad aspettare l’epifania. Adesso si naviga insieme. Già: ma insieme con chi? Qualcuno insiste: insieme con tutta la sinistra. Per me va bene: per altri meno. Ferrero e Diliberto hanno concluso i loro congressi decidendo che non parteciperanno ad alcuna Costituente di Sinistra e che il loro orizzonte strategico è l’unità dei comunisti. Punto. Insomma, non ci stanno. Che facciamo: aspettiamo i loro ripensamenti? Riassembliamo sinistra arcobaleno a prescindere? Continuiamo a ritenere che l’unità sia più importante della verità? Lo scorso primo maggio il partito dei comunisti italiani, segretario in testa, ha sfilato per le vie di Torino intonando l’inno russo, e cantandolo in russo: cosa ci unisce a loro? Quale idea di paese condividiamo con quei compagni? Se qualcuno vuole portare la salma di Lenin in Italia, affar suo: ci sarà consentito dire che questo paese ha bisogno di un’altra idea di sinistra? Che servono meno maestri d’ortodossia e più compagni di strada? Ci sono centinaia di migliaia di donne e uomini che sentono di essere ancora comunisti, anche dentro quei partiti, e che vogliono declinare questa loro identità non per custodire un museo di sacri paramenti ma per impegnarsi a fare, a trasformare il paese, a ripensare pratiche e linguaggi della politica. La Costituente di sinistra alla quale stiamo lavorando si rivolge a loro e ai tanti che vengono da altre culture, da altre storie o semplicemente dalla loro storia ma che sono pronti a mettersi in discussione per un progetto più ampio, più responsabile, meno “identitario”. Ci fa paura questo viaggio, compagni? Ci fa paura misurarci con chi non viene dai nostri recinti? Preferiremmo un bel rogito notarile tra segretari come si fece un anno fa? Alla riunione di sabato scorso i contributi più intensi e più positivi verso la Costituente sono arrivati da chi non ha mai avuto (o non ha più) una tessera di partito in tasca: Moni Ovaia, Ascanio Celestini, Alberto Asor Rosa, Flavio Lotti, Diego Novelli, Mario Tronti… Le loro parole (“facciamo bene, facciamo presto..”) ci raccontano il paese reale, quel paese che esiste oltre le nostre finestre sbarrate, che chiede di noi e che s’è stufato d’attendere le nostre liturgie, le nostre prudenze. Quel paese vuol sapere se ci siamo ancora, se siamo in condizioni di raccogliere la sfida per una nuova sinistra e per un nuovo centrosinistra. Per un nuovo centro sinistra: proprio così. O preferiamo restare per sempre custodi dell’opposizione lasciando che questo paese si sbricioli nelle mani della destra? Vogliamo limitarci a testimoniare il nostro sdegno, la nostra purezza, la nostra “indisponibilità”? Vengo da una terra in cui se avessimo risposto soltanto con l’indignazione all’aggressione dei poteri mafiosi saremmo stati fatti a pezzi. A me interessa battermi per liberare questo paese dall’egemonia della destra, per restituirgli coscienza di sé, dei suoi diritti e dei suoi doveri, per rimettere in piedi un alfabeto di beni comuni, di valori, di parole perdute. Se non lo facciamo noi, se non diventa il punto d’onore di un progetto della nostra Costituente, di che sinistra stiamo parlando? Una sinistra che non si ponga il problema di riguadagnare l’egemonia perduta sarebbe un circolo di lettura. Afflitto perchè Lenin è sepolto a Mosca e non qui, ma incapace di assumere su di sé l’urgenza della sfida politica. Insomma, stiamo provando a mettere insieme un campo di forze e di idealità che non parla solo ai partiti ma che non intende prescindere da loro; che propone alla sinistra civile di assumersi responsabilità e sovranità; che chiede alle donne e agli uomini di cultura di spendere per una volta questa loro cultura non nel chiuso d’un seminario ma dentro la carne viva di un processo politico che sta nascendo adesso. Non è facile. Molte diffidenze, molti bizantinismi. La vecchia politica spesso è dentro di noi. Ma quell’àncora l’abbiamo tirata su: non sappiamo se sarà america o nuove indie, ma indietro non si torna.
E' giunta la notizia che ci aspettavamo. E' stato inaugurato un circolo del PD con il rito liturgico della benedizione, in questi casi bisogna stare tutti lì intorno a pregare o al massimo con la testa chinata in segno di rispetto.