16 settembre 2008 - Comitato Precari - LIGURIA Prima grande Manifestazione a Genova Oggi, 15 settembre, prima grande manifestazione a Genova in difesa della Scuola pubblica promossa da CGIL FLC, CISL Scuola, UIL Scuola e SNALS che sono sfilati insieme ai COBAS per difendere la scuola pubblica dallo sfascio. Giorno 17 seconda manifestazione
Il presidio, prima davanti all’ex Provveditorato, poi nella centralissima piazza De Ferrari, si è trasformato in corteo spontaneo e circa 1000 persone sono sfilate per il centro cittadino. Alla Manifestazione indetta per dire no al maestro unico ha aderito anche lo scrivente CP - LIGURIA.
A breve seguirà su www.precariliguria.blog.kataweb.it una sintesi filmata della bella e colorata manifestazione
Seconda manifestazione a Genova in difesa della Scuola Pubblica
Mercoledi' 17 settembre, dalle ore 15.00 alle ore 18.00 al Porti Antico di Genova si svolgerà un presidio promosso da CGIL, CISL, UIL e SNALS in difesa della scuola pubblica.
Il Comitato Precari Liguria aderisce all'iniziativa.
questo è una bozza dell'appello antifascista contro il congresso di Azione Sociale, ...noi come Anpi di Sampi come controproposta terremo aperta la sede durante le ore del congresso per accogliere tutti i cittadini antifascisti... Diffondete e fatelo girare...e vi aspettiamo!
Caterina
Per l'ennesima volta la nostra città e in particolare il nostro quartiere devono subire la provocazione di un'adunata fascista. Sabato il partito neofascita dell'on. Mussolini Azione Sociale terrà il suo congresso a sampierdarena, nella pizzeria del forzista Malerba.
Le politiche del governo di cui fannno parte questi personaggi stanno creando un deserto dal punto di vista sociale, non solo a causa dei continui tagli a chi lavora in maniera laica con situazioni di disagio, ma perchè vi è un continuo attacco al diverso, generando una situazione di paura e diffidenza che imprigiona le libertà e le coscienze dei cittadini.
Finora questo clima ha generato mostri e da qualche giorno anche assassini. Gente normale che si scaglia contro ragazzi di colore in pieno centro a Milano, con la pretesa di farsi giustizia da sé. La politica del governo ha grosse responsabilità, una politica che segrega e non integra, una politica repressiva incapace di concedere diritti elementari e di accorgersi che una consistente fetta dei lavoratori in italia è costituita da cittadini migranti e che i loro figli, i nostri fratelli, sono italiani anche se di un colore diverso.
Questo clima emblematico si respira quotidianamente nel nostro quartiere attanagliato ormai dalla paura, attraversato dalle ronde mediatiche dei leghisti e desertificato socialmente dalle istituzioni cittadine. Basti pensare che Sampierdarena è stato l'unico quartiere senza eventi per la notte bianca e che non si aspetta altro che demonizzare ogni manifestazione pubblica.
Noi sappiamo però che in questo quartiere martoriato e futuro oggetto delle più grandi speculazioni edilizie che la nostra città abbia mai visto negli ultimi vent'anni, ha un cuore solidale e antifascista che ancora batte, basta pensare alle decine di associazioni formali e informali che tentano quotidianamente di dare una risposta ai problemi della gente e che fanno da argine al degrado nel quale ci hanno precipitato. É proprio a queste realtà che facciamo appello per una mobilitazione pacifica antifascista sabato 20 settembre
Oggi tutti pronunciano parole diverse, finalmente. Troppo grande la tragedia del giovane italiano (sì, italiano) di colore ammazzato a bastonate domenica mattina. Troppo grande per essere affrontata solo con il dolore e con il cordoglio alla famiglia. Troppo grande per non mettere in discussione parole, atteggiamenti, cultura (sì, cultura) con cui da un tempo troppo lungo si parla e si agisce a Milano e non solo. Questo omicidio non deve essere usato per fare manifestazioni o per dire “avevo ragione”: un primo modo per cambiare è quello di non cedere alla tentazione di “usare” tragedie e problemi. Dobbiamo guardare un po’ più a fondo nelle cose. Cosa c’è a Milano? Come è già cambiata questa metropoli, se – come pare – una violenza diffusa cova sotto la sua pelle? Cosa si muove – nell’ombra dei quartieri e nella oscurità delle coscienze – e cosa può improvvisamente emergere in uno scoppio di violenza? Non c’è una causa sola, naturalmente: grandi organizzazioni criminali, traffico di stupefacenti, utilizzo nell’economia legale delle grandi disponibilità di denaro illegale; lavoro nero e pericoloso che si alimenta anche della povertà diffusa (tra gli immigrati ma non solo, come è sempre successo in tutti i paesi e in tutte le storie) e emarginazione sociale; caduta delle soglie della convivenza per la scomparsa di certezze sul presente e sul futuro; comportamenti violenti nella vita quotidiana minuta (nei locali, nel traffico, nelle scuole). Non è sociologia (e che ci sarebbe di male, poi?) né giustificazionismo: sono questi i grandi blocchi di questioni cui mettere mano e rimandano alla necessità di pensare e praticare una politica alta – nella ispirazione, nella proposta, nei programmi – che possa iniziare a cambiare lo stato delle cose presenti e che, anche per questo, possa tornare ad essere uno dei punti di riferimento per una società più civile perché ha ragioni e strumenti in cui riconoscersi. Tuttavia un problema enorme è tutto di fronte a noi. E’ passata l’idea che sia possibile fare giustizia da sé. E’ cresciuta la insofferenza perché comportamenti pubblici e poteri istituzionali hanno “fatto campagna”, perché invece di perseguire i reati si sono additate le etnie o le culture, perché la necessaria attenzione alla sicurezza delle persone – e in particolare quelle più in difficoltà perché sole o anziane – ha dato il via a tante parole e decisioni che rendono le nostre città un luogo di esasperato controllo. Le cose sono più complicate delle ordinanze dei sindaci, soprattutto quando ci sono poi gli scoppi – nemmeno più tanto improvvisi e nemmeno isolati – di violenza privata. Vogliamo parlare della legalità, delle condizioni indispensabili per assicurarla e garantirla. Vogliamo contribuire a ricostruire un clima di fiducia e collaborazione, tra le persone e nei luoghi della vita civile – dal quartiere allo stadio. Vogliamo che siano prevenuti e repressi i reati, rafforzando i corpi dello Stato e non con (piccole) parate di pura apparenza. Ricostruzione del tessuto civile e ricostruzione delle città, non come aggregato di costruzioni ma come insieme delle persone che vi abitano, vi lavorano e cercano un presente ed un futuro, come luogo delle opportunità e dei diritti, come luogo dei doveri dei cittadini e dei poteri pubblici e privati: questo è quanto pensiamo e per cui vogliamo impegnarci, insieme a molti altri, partiti, associazioni, sindacati, soggetti collettivi e individuali.
Rifiutiamo la violenza contro le persone LGBT Preoccupazione delle associazioni omosessuali e transgender genovesi per l'aggressione di un ragazzo gay a pochi giorni dall'annuncio del Pride a Genova
Le associazioni LGBT (lesbiche, gay bisessuali e transgender) genovesi apprendono con preoccupazione la denuncia di un'aggressione ai danni di una persona omosessuale, accaduta la notte tra l'11 e il 12 settembre in città. La vittima è stata colpita con calci e pugni e successivamente soccorsa: ha ora una prognosi di 10 giorni.
Esprimiamo innanzitutto la nostra solidarietà al ragazzo aggredito.
È significativo che il fatto sia accaduto a Genova proprio mentre è in corso il dibattito sul Pride nazionale 2009: questo fatto, allo stato attuale delle conoscenze (assenza di rapina), appare figlio di una mentalità profondamente omo-transfobica.
Riteniamo grave il silenzio sull'episodio da parte dei personaggi politici che diffondono messaggi contrari ai diritti civili delle persone LGBT. Grave perché la responsabilità di questi atti criminosi ricade in gran parte su chi ha colto l'occasione della discussione sul Pride genovese, per lanciare insulti e offese contro le persone omosessuali e transgender.
Per questa ragione sarebbe opportuna una presa di posizione di chiara condanna riguardo ogni episodio di violenza contro persone gay, lesbiche e trans, da parte di chi fomenta un clima di scontro.
Il Pride può essere una grande occasione di confronto culturale, ricreativo e politico per tutta la città e può combattere questo clima di caccia alle streghe alimentato da chi si pone contro la libertà di manifestare e di manifestarsi.
Mirella Izzo - Presidente Crisalide AzioneTrans
Francesco Serreli - Presidente Arcigay L'Approdo Genova
Ostilia Mulas - Presidente Circolo Le Ninfe – ArciLesbica Genova
Valerio, 22 anni e gay: questa città ha bisogno di liberarsi
Valerio ha 22 anni, è studente di Scienze Politiche, vorrebbe fare il ricercatore sociologico. Valerio è omosessuale, lavora con l´Arcigay, spiega perché nessuno deve temere il Gay Pride. Che potrà essere un´occasione per Genova, città dove gli omosessuali sono tanti quanti altrove, ma dove pochi accettano di dichiararlo, per superare la paura di un giudizio pubblico. Spiega che i cattolici hanno sempre partecipato al Pride, e racconta la su storia.
8 SETTEMBRE DICHIARAZIONE DI FABIO MUSSI Presidente CN Sinistra Democratica Dopo le parole di Alemanno il Ministro La Russa omaggia Salò Veltroni si dimette dal Comitato Museo Shoah di Roma… E ora Amato che cosa intende fare? A 60 anni dalla Resistenza e dalla nascita della Repubblica in Italia si può orgogliosamente dire “io sono fascista”, omaggiare le truppe della Repubblica di Salò a Porta S. Paolo, o rivalutare il fascismo. Ogni tanto corre qualche brivido e c’è una reazione. Per esempio all’inconcepibili parole pronunciate da Alemanno, sindaco di Roma. Lo afferma Fabio Mussi, Presidente del Cn di Sinistra Democratica. Sarebbe però interessante - prosegue l’ex ministro dell’Università - se Giuliano Amato, uscendo dal suo naturale riserbo, ci dicesse se intende ora continuare a collaborare con Alemanno. In alternativa – conclude Mussi - per favorire il dialogo, si potrebbe cambiare nome all’associazione Red, figlia di Italiani Europei, di cui Amato è il numero 2: da Red a Red and Black. Roma, 8 settembre 2008
Si è riunita il 5 e 6 settembre la Direzione Nazionale di Sinistra Democratica, due giorni di discussione intensa e approfondita sulla base di una analisi della situazione politica, degli impegni che ci attendono, e delle scelte che dobbiamo compiere nelle prossime settimane, tracciati da Claudio Fava nella relazione introduttiva. Moltissimi gli interventi delle compagne e dei compagni dell’organismo dirigenti che si sono confrontati, anche con una riflessione che Mario Tronti ha voluto dare al confronto. I lavori si sono conclusi con l’approvazione di un Documento che qui pubblichiamo.