di Carlo Cuomo Per l'italiano medio, "normale", anche se democratico e di sinistra, la parola "zingaro", la vista nel proprio quartiere di una famiglia di zingari (la roulotte, i moltissimi bambini, le donne con le gonne lunghe) provocano inquietudine, diffidenza, qualche ribrezzo. Nessun'altra minoranza etnica suscita un così forte e totale sentimento di "sgradevolezza", nessuna è altrettanto misconosciuta, ignorata. Noi, i "gagé" - i non zingari - non sappiamo niente di queste comunità, di questo piccolo popolo che vive tra di noi da più di cinque secoli. Ma crediamo di sapere. Al posto della conoscenza mettiamo un mito e crediamo che il mito sia conoscenza. "Sono molti, moltissimi - pensano i "gagé" -, dilagano, ci invadono; sono vagabondi senza arte né parte, nomadi disordinati; sono pigri e ladri; maltrattano e sfruttano i loro bambini; non sono una realtà etnica, sono una realtà malavitosa; sono infidi, violenti, pericolosi; sono - come recitava il titolo di un vecchio film sui borgatari romani - "sporchi, brutti e cattivi"". Nel nostro immaginario collettivo questo mito negativo convive, a sprazzi - complice un po' di mediocre cinema e mediocrissima letteratura e tanti ambigui nostri desideri -, con un mito diverso, opposto, che esprime fascinazione: "Sono liberi, "figli del vento"; sono musicisti straordinari; le loro donne sono voluttuose e i loro uomini fieramente virili; non si piegano alle false lusinghe della civiltà e del progresso; loro sì, che sono felici!" La diversità basta non vederla com'è, basta esorcizzarla nei sogni delle nostre nevrosi, delle nostre paure, dei nostri ambigui desideri.
ncontro a Reggio Emilia con Claudio Fava, Coordinatore nazionale di Sinistra Democratica. Un’autocritica feroce sull’assemblaggio elettorale che ha segnato la scomparsa della sinistra e un’analisi durissima sull’Italia di oggi, un’Italia che all’80% voterebbe la pena di morte
di Marco Sotgiu REGGIO EMILIA, 1 SET. 2008 - Quando Claudio Fava parla di politica ti verrebbe da chiamarlo “amico fragile”, come nella canzone di De Andrè. Non perché sia fragile davvero, anzi di politici appassionati così se ne vedono pochi oggi. Ma perché comunque il suo discorso deve partire, passare attraverso e arrivare a una sconfitta, pesante anche per il cuore, come quella della sinistra del 13-14 aprile. “Evaporata in una nuvola rossa”, proprio come nella canzone di De Andrè. E allora di chi è la colpa se la Sinistra è evaporata in un pomeriggio d’aprile? “Pensavamo – spiega Claudio Fava, che adesso è Coordinatore nazionale di Sinistra Democratica – che firmare ‘dal notaio’ la nascita di una sinistra plurale significasse la nascita anche tra la gente di un nuovo soggetto politico. E invece si è trattato solo dell’assemblaggio di pezzi diversi. Sul palco c’era la Sinistra Arcobaleno che chiedeva un voto comune e sotto il palco alcuni partiti facevano invece campagna di tesseramento”. Ma non è stato, spiega Fava, solo il fallimento di una ricetta elettorale, di una coalizione. La sconfitta viene da ben più lontano: “La sinistra è invecchiata, invecchiata dentro. Proprio mentre il Paese andava altrove. Non è solo la sinistra a essere vecchia, è tutta l’Italia politica. Tanto che ha riproposto (unico Paese europeo) a dieci anni di distanza gli stessi due candidati, Prodi e Berlusconi”. E persino Fava, dice di se stesso, viene definito un “giovane” della politica e solo oggi diventa leader nazionale di un partito mentre alla stessa età negli Stati Uniti Barack Obama rischia di diventare presidente.
Con la delibera comunale presentata il 27 agosto, Palazzo Tursi, forse per intervenire sulle condizioni di degrado e per una condizione di maggior sicurezza del Centro Storico si sceglie di colpirein modo generalizzato l'anello debole del fenomeno prostituzione.
Il fenomeno della prostituzione nel Centro storico si può dire sia nato con la città stessa, e, come tutti i fenomeni sociali, presenta una notevole complessità, aspetto che da solo dovrebbe ispirare cautela in chiunque decida di porvi mano.
La prostituzione in quanto tale non è reato.
E'invece, al pari di molte altre attività umane, possibile oggetto di "appetiti" economici da parte di persone senza scrupoli, che illecitamente sfruttano il fenomeno ricavandone lautissimi guadagni.
Ci sono molti tipi di prostituzione, tra l'altro, e quella che si svolge nei "bassi" del Centro storico è per lo più gestita in proprio da donne (perché prima di tutto si parla di donne) che non sono legate ad alcun racket.
Chi ha avuto un qualche contatto con questo mondo, per via del proprio lavoro, sa che le organizzazioni criminali che sfruttano le prostitute dispongono invece di un certo numero di ragazze, le quali rendono molto e proprio questo motivo permette l'insediamento di tale attività in appartamenti (spesso di lusso e nel centro della city, come immancabilmente si scopre sui giornali), oppure i pendolarismi delle ragazze sulle strade delle principali località turistiche (riviera ligure o Versilia).
Dichiarare guerra alle prostitute dei bassi significa anche, paradossalmente, far venire meno la necessità di un controllo del territorio che le prostitute stesse, per prime, hanno interesse a sollecitare e garantire. Per poter lavorare tranquillamente, infatti, hanno bisogno, per sé e per i propri clienti (nostri concittadini, non dimentichiamolo) di un territorio che non sia infestato da fenomeni di natura criminale, come spaccio, rapine, violenze. Solo se i fondi che vengono affittati a diverse persone non rispettano condizioni contrattuali legali e igienico sanitarie adeguate allora diventa necessario l'intervento.
E’ vero, in Italia esiste un problema di sicurezza. Che però non si affronta né con i militari né prendendo impronte a bambini rom. Sono d’accordo con gli amici e le amiche di Articolo 21 e con quanti hanno promosso la “Carovana per il lavoro sicuro”: quella contro le morti bianche e gli incidenti sul lavoro è la vera emergenza sicurezza. Di più: è un'autentica guerra culturale, sociale e politica. Culturale perché la riduzione del lavoro a pura merce, come accade ormai da almeno vent'anni, considera morti e feriti un'inevitabile contabilità, sociale perché i costi per la collettività - non considerando quelli individuali delle vittime e delle loro famiglie che non sono quantificabili– sono davvero elevati, infine politica perché leggi e provvedimenti sono strumenti indispensabili a combattere questa battaglia.
I provvedimenti del Governo Berlusconi vanno esattamente nella direzione opposta. La defiscalizzazione degli straordinari, anzitutto, non affrontando affatto la questione salariale, costringe lavoratori e lavoratrici a turni massacranti per portare a casa qualche euro in più. E poi il decreto 112, appena approvato con la manovra economica di fine luglio, che aumenta precarietà e insicurezza, a cominciare dalla cancellazione della legge contro i licenziamenti in bianco. Insomma un Paese consapevole delle vere priorità per il proprio futuro non può che fare della dignità del lavoro e quindi della sicurezza del lavoro il proprio impegno fondamentale. Per questa ragione Sinistra Democratica aderisce alla “Carovana” promossa da Articolo 21, e al tempo stesso ritiene che - a partire da questa iniziativa - si debba dare vita ad una grande campagna di mobilitazione che veda tra i protagonisti, oltre ai soggetti della politica e della società civile, anche il mondo dell’informazione senza il quale le speranze di successo sono davvero poche.
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Dipendenti terrorizzati, luoghi di lavoro non sempre sicuri, ricorso sistematico allo straordinario. Sotto questi punti di vista, l’infortunio occorso giovedì al giovane operaio delle officine Fs savonesi, svela altre possibili chiavi di lettura.
«L’aria all’interno delle Ferrovie si è fatta irrespirabile, i dipendenti vivono nel terrore del licenziamento. Tendono addirittura, per quanto possibile, a nascondere gli infortuni che si procurano al lavoro, per paura di una lettera di fine rapporto o di una chiusura del reparto» racconta Francesco Pastorino, segretario Filt Cgil di Savona che ha sentito la necessità di intervenire sugli ultimi avvenimenti di cronaca che hanno interessato dipendenti Fs (gli otto “fannulloni” di Genova, il macchinista allontanato per via delle denunce sull’insicurezza delgli Etr spezzati e l’amputazione avvenuta nelle officine savonesi) per rendere l’idea dell’invivibilità presente all’interno di Trenitalia.
Dal 29 agosto al 7 settembre Sinistra Democratica organizza per la prima volta la festa nella Città di Torino grazie allo sforzo organizzativo ed all'impegno di alcune decine di militanti ed all'Arci che ha reso disponibile uno dei propri circoli "L'Anatra Zoppa" nella zona nord della Città. Il Calendario degli appuntamenti è fitto e si articola in quindici dibattiti nei quali vengono affrontati temi sia di politica locale che nazionale. La festa si apre il 29 agosto con l'intervista ad Achille Occhetto da parte del giornalista Gardoncini e si chiude il 7 settembre con un dibattito a più voci (Katia Belillo, Claudio Fava, Gennaro Migliore) sul progetto di costituente della Sinistra. La festa rappresenta per Sinistra Democratica di Torino un momento importante di verifica e consolidamento del proprio percorso politico ed anche istituzionale potendo vantare al Comune un gruppo consiliare di quattro consiglieri e di tre alla Provincia di Torino. Sinistra Democratica si propone come forza di governo e, per questo motivo guarda certamente a ciò che accade alla propria sinistra, ma con uguale interesse guarda al Partito Democratico ed al suo dibattito interno. L'appuntamento di Sinitra Democratica rappresenta l'unica festa Torinese delle forze politiche locali di sinistra e di conseguenza, a maggior ragione, l'auspicio è che abbia un grande successo. In ultimo, tra le tante ed i tanti da ringraziare, un ringraziamento in particolare a Rocco Imperiale che di Sinistra Democratica è il Responsabile dell'organizzazione ed è, tra le altre cose, il vero motore della festa. *Del Consiglio Nazionale di Sd e coordinatore del Movimento a Torino